Il Pd e la legge ad personam su Berlusconi. Ennesima figuraccia

L'idea, di Zanda e Mucchetti, firmata da 23 senatori, riesce a scontentare tutti. Sembra un regalo a Berlusconi, fa insorgere il Pdl, fa arrabbiar la base, è una toppa peggiore di uno squarcio mai sanato e che dura da vent'anni.

Pd e Silvio Berlusconi

Il Pd non trova pace, e ne combina un'altra delle sue. Sembra di parlar di un bimbo che fa le marachelle, tocca parlarne in maniera "collettiva", ma ormai non c'è niente di collettivo, nel Pd (e d'accordo: va bene non essere entità monolitiche e ammettere le differenze dialettiche, di opinione, di intenti. Ma così si esagera). E così, è quasi con imbarazzo che si deve approcciare determinate questioni.

L'idea viene da Massimo Mucchetti, (presidente della Commissione Industria) e da Luigi Zanda, capogruppo del Pd a Palazzo Madama (mica due qualsiasi, insomma), ed è quella di un disegno legge dal titolo: Integrazione della legge 15 febbraio 1953, n. 60, In materia di incompatibilità parlamentare (lo firmano anche Claudio Martini, Vannino Chiti, Miguel Gotor, Franco Mirabelli, Maurizio Migliavacca, Salvatore Tomaselli, Giorgio Tonini, Walter Tocci).

In pratica, le situazioni che prima generavano ineleggibilità (art. 10 della legge del '53) ora diventerebbero fonte di incompatibilità. E avrebbero effetto anche nella

«situazione di coloro che risultano avere il controllo o l'esercizio di un'influenza dominante su una società».

Insomma, se le nuove norme venissero approvate, la Giunta delle elezioni non dovrebbe decidere sull'ineleggibilità di Silvio Berlusconi, ma sulla sua incompatibilità. Il che gli consentirebbe un anno di tempo per scegliere se restare a Palazzo Madama e vendere tutte le aziende, o tenersele e lasciare il seggio.

Un patetico tentativo ex post di risolvere una situazione che dura da vent'anni; una ridicola pezza al mai affrontato regolamento del conflitto d'interessi.

E il bello è che si dà anche al Pdl l'occasione di lamentarsene, come fa prontamente il senatore Lucio Malan, (componente della Giunta delle Elezioni), che parla di esproprio proletario:

«Sarebbe più facile e semplice se a questo punto scrivessero in una legge che 'non si può candidare chi si chiama Berlusconi, senza neanche mettere il nome di Silvio, perché con quel testo non si potrebbe candidare in politica nessun Berlusconi, nemmeno i figli»

Il bello è che con la proposta, che di fatto è un paracadute per Berlusconi, Zanda e Mucchetti ne ammettono l'ineleggibilità.

Un circo senza fine.

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