Pdl e Pd appesi alla sentenza sul Cav. Intanto il 25% del lavoro è precario. E Letta …

Il gran bailamme intorno alla scadenza giudiziaria del 30 luglio su Berlusconi – con il Pdl sul piede di guerra e il Pd in fibrillazione permanente – porta il governo nella terra di nessuno della semplice sopravvivenza, a mo’ di un esecutivo balneare di democristiana memoria.

Il premier Letta lancia (deboli) segnali che nessuno coglie e il Paese non si smuove dal pantano, avvitato dentro una crisi economica, politica e istituzionale a rischio implosione.

In particolare, imprese e lavoratori annaspano, sempre in attesa di riforme annunciate ma mai realizzate. Adesso la Confindustria (supportata dal Pdl) chiede un nuovo Piano Marshall per l’Italia, un nuovo New Deal Made in Italy, con più investimenti pubblici, a cominciare dall’edilizia e dalle infrastrutture, una volta chiamate volano dell’economia.

Richiesta opportuna ma dal sapore strumentale perché rispuntano le unghie di un padronato teso a ulteriori deregolamentazioni dei rapporti di lavoro. Insomma, da una parte si chiedono più investimenti pubblici e dall’altra si cercano vie di nuova precarizzazione del lavoro.

Dice il segretario confederale della Cgil Danilo Barbi: “Noi pensiamo che di precarietà ce ne sia già troppa e che la politica da fare sia una politica di sostegno alla domanda e di creazione di lavoro. Lo diciamo da tempo: un Piano per il lavoro. In questo quadro la leva fiscale è molto importante: non si può abbassare le tasse di chi non le paga o ne paga poche, ma a chi ne paga molte, cioè ai redditi fissi e alle imprese che investono per dare occupazione”.

Incalza Barbi: “Si continua a dire invece che nel nostro paese c’è troppa rigidità, c’è troppo poca flessibilità, c’è troppa poca precarietà. Noi in Italia abbiamo già circa 4 milioni e mezzo di lavori precari su circa 20 milioni di occupati. Siamo vicini ormai al 25 per cento di forme di lavoro precario. Che soluzione sarebbe? No, bisogna promuovere i posti di lavoro a tempo indeterminato, come disponeva una parte del decreto, e avviare una politica di aumento degli investimenti pubblici e di sostegno all’economia reale, prendendo le risorse dall’evasione fiscale e dai patrimoni: dai grandi patrimoni e dalle grandi rendite finanziarie”.

Già. Ma la politica ha altro da fare. E il governo è pronto per le … ferie.

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