Manovra in autunno, Fassina: "Niente del genere"

L'Europa smentisce le richieste di una nuova manovra correttiva in autunno ma il governo italiano deve sciogliere i nodi Imu ed Iva

Fassina: "nessuna manovra in vista"

Il viceministro dell'Economia Stefano Fassina, interpellato da Affari Italiani proprio in relazione alla notizia su una possibile manovra correttiva in ottobre, ha smentito una possibile manovra sui conti pubblici in autunno:

"Non c'è nessuna manovra correttiva in vista. Sarebbe un provvedimento autolesionista perché, oltre ad aggravare la recessione, aumenterebbe il debito pubblico."

I dubbi Imu ed Iva: servono 12 miliardi

I nodi gordiani di Imu ed Iva pesano come un macigno sul governo Letta e sulla possibile manovra correttiva che potrebbe essere varata, secondo voci incontrollate provenienti dai palazzi romani, già in autunno: nonostante le dichiarate intenzioni di sciogliere ogni riserva su Imu ed Iva entro i primi di agosto le perplessità politiche (sopratutto del Pdl) sulla "pluralità di opzioni" (Saccomanni dixit) che verrebbero proposte potrebbero far slittare ogni decisione al prossimo autunno.

Giovedì sarà forse il tempo di qualche certezza in più, quando governo e maggioranza proveranno a trovare una sintesi politica sull'Imu e su come coprire in modo alternativa l'ammanco che deriverà (forse) dal non aumento dell'Iva: certezze che però potrebbero non arrivare mai, viste le terze questioni (di natura processuale) che sembrano avere la priorità su tutto, in particolare sulla tenuta dell'Esecutivo, e che potrebbero essere la causa di ulteriori rinvii decisionali al prossimo autunno.

Sull'Imu la questione è prettamente politica: il cavallo di battaglia del Pdl in campagna elettorale è centrale, non è un segreto: se le soluzioni proposte non soddisferanno il centrodestra il rinvio a dopo l'estate (ed il primo "fallimento" di Saccomanni) è quasi assicurato: la legge di stabilità (la cara vecchia Finanziaria) sarà però necessariamente il momento della resa dei conti (o delle armi) per il governo Letta.

In particolare, è sempre sull'Imu che si attende la strana maggioranza al varco: Saccomanni non ha mai nascosto di pensare ad una "rimodulazione" dell'imposta sulla casa, unica via secondo il ministro dell'Economia per alleviare le pene contributive delle famiglie meno abbienti e non fare sconti agli immobili di lusso (73.723 in Italia, per un gettito totale di 163 milioni di euro, una goccia nel mare degli oltre 4 miliardi di gettito Imu dello scorso anno); le ipotesi al vaglio sono l'aumento delle detrazioni a 600 euro, legare l'imposta ai metri quadri, l'aggancio al reddito misurato dall'Isee, l'ampliamento della platea "lusso" anche ad abitazioni signorili, tutte ipotesi che allo Stato costano comunque un miliardo e mezzo (che dovrà essere incassato in altro modo).

Con ogni probabilità giovedì tutti i nodi verranno necessariamente al pettine: la questione Iva, la cancellazione o il nuovo abito da tagliare per l'Imu (al momento sembrerebbe che lo slittamento non sia un'opzione percorribile, secondo laRepubblica), la Tares, ma anche i ticket sanitari (una questione da 11 miliardi complessivi), la cassa integrazione in deroga (un altro miliardo e mezzo da stanziare, con le Regioni a secco di liquidità).

C'è poi il famoso cuneo fiscale, la polveriera dei precari in pubblica amministrazione, l'ormai mitico piano lavoro per i giovani, le dismissioni del patrimonio pubblico (come farle, quando farle, in che misura?). Saccomanni è, in tal senso, piuttosto determinato: i tagli alla folle spesa pubblica italiana, chissà perchè sempre impossibili da fare, l'ennesima spending review che si preannuncia non lineare e particolarmente dolorosa.

A chi lamenta le solite ingerenze europee, da Bruxelles la Commissione europea fa sapere di attendere semplicemente l'evolversi degli eventi e di non aver esercitato alcuna pressione sul governo italiano; certo è che sulle coperture l'Ue aspetta l'Italia al varco: la revisione delle politiche economiche derivanti dalla rimodulazione di Imu ed Iva potrebbero far sforare all'Italia i parametri di Maastricht, con la conseguente nuova procedura di infrazione a partire da maggio 2014 (come è appena successo a Malta).

Insomma, come titolava il Sole24Ore con l'avvento del governo Monti: "fate presto".

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