Caso Shalabayeva, la Farnesina precisa: nessuna competenza in materia di espulsione

Il ministro degli Esteri Emma Bonino sulla vicenda Shalabayeva: "L'Italia sta facendo una figuraccia, io avvisai Angelino il 2 giugno"

14 luglio 2013 - La Farnesina precisa

Arriva anche una precisazione da parte della Farnesina. Ecco il comunicato stampa integrale:


    «Con riferimento ad alcune interpretazioni apparse su organi di stampa odierni sul provvedimento di espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua, la Farnesina ribadisce che:

    a) il Ministero degli Esteri non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri dall'Italia ne', in base alla normativa, ha accesso ai dati relativi a cittadini stranieri ai quali sia riconosciuto da Paesi terzi lo status di rifugiato politico;

    b) la sola prerogativa del Ministero degli Esteri e' di verificare l'eventuale presenza nella lista di agenti diplomatici accreditati in Italia di nominativi che possano essere di volta in volta segnalati dalle autorità' di sicurezza italiane;

    c) nel caso di specie, in conformità con la prassi vigente, nessuna indicazione e' stata fornita alla Farnesina circa i motivi della richiesta di informazioni sull'eventuale status diplomatico della signora Shalabayeva».


Si infittisce il mistero sulle responsabilità italiane nel caso di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muchtar Ablyazov, prelevata dalla casa di Casalpalocco a Roma da alcuni agenti della Squadra Mobile di Roma e rispedita in Kazakistan alla fine di maggio, dove si trova adesso ad Astana, città in cui ha l'obbligo di residenza.

Per cercare di capire qualcosa in più occorre necessariamente fare un passo indietro, al 28 maggio: quella mattina l'Interpol segnala la presenza di Ablyazov in Italia, sollecitandone l'arresto per via di alcune truffe in campo internazionale; il caso passa per competenza alla Squadra Mobile di Roma, quando viene trasmesso al comando il mandato di cattura internazionale con le indicazioni su dove trovare il dissidente.

Il capo della mobile Renato Cortese concorda con il questore Fulvio Della Rocca di eseguire l’irruzione appena farà buio e con l'aiuto della Digos perchè Ablyazov sarebbe "armato e pericoloso": il 29 maggio il blitz, infruttuoso. Nella villetta infatti gli agenti non trovano il dissidente kazako ma la moglie Alma con la figlia piccola. Alma Shalabayeva mostra un passaporto emesso dalla Repubblica Centroafricana con il suo nome da nubile Alma Ayan, ma gli agenti la trasferiscono al Centro di Permanenza Temporanea di Ponte Galeria in attesa di accertamenti. Lì Shalabayeva afferma di godere dell'immunità diplomatica.

Questa è invece la versione ufficiale del governo kazako, sostenuta dall'ambasciatore in Italia Andrian Yelemessov:

"Ablyazov è fuggito dal Kazakhstan portandosi 15 miliardi di dollari, i suoi complici sono sotto accusa e ricercati come lui, l'Interpol lo ricercava e per questo la polizia italiana aveva provato a catturarlo. La bella favola dell'oppositore perseguitato si sgonfierà, e voi capirete chi è questo criminale."

Secondo la versione più accreditata in queste ore nessuno avvisà i vertici della Polizia, e di conseguenza il ministro dell'Interno Angelino Alfano, ma il dirigente dell’ufficio Immigrazione Maurizio Improta chiede conferma al Cerimoniale della Farnesina dell'effettiva immunità diplomatica per la donna: la risposta, arrivata con un fax firmato da Daniele Sfregola, dal Ministero degli Esteri, precisa che il Burundi aveva candidato la donna a console onorario, candidatura tuttavia ritirata.

Questo documento però dimostra inequivocabilmente l'interessamento della Farnesina sulla vicenda: una circostanza confermata anche da Emma Bonino, ministro degli Esteri, venuta a conoscenza di tutto già il 31 maggio (quando la donna era oramai in Kazakistan), che avrebbe fatto tutto il possibile, fino a far convocare la donna dal consolato italiano di Almaty:

"Sono ben consapevole della gravità di questa vicenda e della pessima figura fatta dall'Italia, e non a caso dalla notte del 31 maggio, da quando ne sono venuta a conoscenza, quasi non mi sono occupata d'altro. Tutto quello che posso fare io lo farò. Qualcuno dovrà pagare, dovrà dire davanti all'opinione pubblica: si sono stato io. [...] Evidentemente la pressione da parte del Kazakhstan è stata fortissima, ma si è scaricata ai livelli più bassi. Può darsi che abbiano approfittato del vuoto di potere al vertice degli apparati prima del 31 maggio."

Giunta alla consapevolezza di non poter oramai fare di più Emma Bonino afferma di aver allertato il ministro competente, il titolare del Viminale Angelino Alfano:

"Il 2 giugno, durante la Festa della Repubblica, dissi ad Alfano di seguire il caso Kazakistan di persona."

Da Alfano al momento non c'è stato alcun commento, ma è evidente che il pastrocchio è oramai diventato quasi paradossale.

Una versione certamente plausibile ma che non convince pienamente (il consolato italiano è ad Almaty e Shalabayeva si sarebbe ivi recata su invito della Farnesina, ma contemporaneamente risulta che la signora ha attualmente l'obbligo di residenza ad Astana, circa 1000km di distanza, con l'obbligo di firma) e che, sopratutto, non lava l'atteggiamento fortemente contraddittorio e lascivo messo in campo dalle istituzioni italiane, che poche ore fa hanno revocato il provvedimento di espulsione.

Una questione, questa, sottolineata anche dall'ex senatore radicale Marco Perduca:

"Se non esistesse più il reato di clandestinità, sarebbe ragionevole ipotizzare che le autorità si sarebbero comportante in modo diverso, con minore certezza di incontrare un domani una qualche forma di copertura politica."

Insomma, il pasticcio sta diventando un vero e proprio caso internazionale dai contorni decisamente poco chiari: se è vero che i ministri competenti non erano stati informati, lo scenario che si apre è quello di un totale slacciamento interno alle istituzioni più "alte" dello Stato, in un quadro all'interno del quale ognuno fa come meglio crede (o come più conviene). Qualora invece emergessero responsabilità di alto profilo politico istituzionale sarebbe allora una vera e propria pistolettata alla tempia per il governo Letta, che sul tema ha dimostrato grandi lacune.

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