Beppe Grillo fa dietrofront sui referendum dei Radicali

La lettera aperta di Antonio Di Pietro ha successo. E il leader del Movimento 5 Stelle ammette di aver preso una posizione senza sapere di che si stesse parlando.

Beppe Grillo non si deve essere informato molto prima di dire - davanti ai giornalisti che lo assediavano dopo la conferenza stampa sull'incontro con Napolitano - che avrebbe appoggiato i referendum dei radicali sulla Giustizia Giusta.

Anche perché, altrimenti, si sarebbe accorto che quei quesiti aveva già deciso di appoggiarli Silvio Berlusconi e magari si sarebbe andato a leggere di che si trattava: responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere tra pm e giudici e insomma punti che poco hanno a che fare con la visione di un partito giustizialista come il Movimento 5 Stelle.

A quanto pare l'idea di dichiarare l'appoggio ai quesiti referendari è stata automatica: Beppe Grillo ammira Marco Pannella, e così - davanti alla domanda - il leader M5S ha risposto senza pensarci troppo su. Poi però un altro dei pochi politici che Grillo rispetta - o forse rispettava - ha preso carta e penna per informarlo di quanto stesse facendo, si tratta di Antonio Di Pietro.

Che gli scriveva, tra le altre cose: "Non puoi tuonare contro il sultano di Arcore, colui che ha distrutto questo Paese e che lo tiene in ostaggio da 20 anni, e poi aiutarlo nel suo intento di punire i magistrati e di bloccare il sistema giustizia".

Parole forti e chiare, che hanno convinto Beppe Grillo a fare un rapido dietrofront e a smentire di voler appoggiare il referendum. Visto che ormai la notizia è apparsa, Tonino gli ha anche chiesto di rendere pubblica la sua decisione, ma nel dubbio che Grillo davvero lo facesse, ha deciso di anticiparlo per essere sicuro che i media si occupassero della cosa.

E così Di Pietro ha raccontato di aver ricevuto una telefonata dal leader del Movimento 5 Stelle, alle 9.40 di sabato, in cui Grillo gli ha spiegato di aver risposto alle domande sui referendum Radicali senza sapere bene di che si trattasse, ma "ora ho capito, e certo non mi metto con Berlusconi a fare una battaglia contro i magistrati".

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