Calderoli e le offese a Kyenge: "Vedo le persone come animali"

"Quando vedo Enrico Letta, con quelle gambe lunghe, penso a un airone. Alfano mi ricorda una rana, la Cancellieri un cane San Bernardo"

Il tentativo di Calderoli di tirarsi fuori dalle polemiche suscitate dal suo accostamento del ministro Kyenge a "un orango" ha dell'incredibile. Non solo, spiega in un'intervista a Repubblica, non voleva "essere offensivo e non c'è nulla di razzista", ma addirittura era una battuta normale, come ne fa tante altre. Perché, a quanto dice Calderoli, lui è abituato a paragonare le persone agli animali. Insomma, ha uno zoo nella testa:

"Quando vedo Enrico Letta, con quelle gambe lunghe, penso a un airone. Alfano mi ricorda una rana, la Cancellieri un cane San Bernardo, Saccomanni un papero, nel senso di Paperon de' Paperoni"

A parte che paragonare una signora a un San Bernardo non è molto carino, comunque Calderoli dovrebbe notare da solo che tra il dare a una persone dell'airone, e dare a una donna di colore dell'orango c'è una leggera differenza. Non si tratta proprio di accostamenti dello stesso stampo.

"Ma quella battuta è stata decontestualizzata ad arte. Se avessi detto che Alfano sembra un gorilla, nessuno avrebbe gridato al razzismo"

Peccato che Alfano sia bianco, e pure abbastanza pallido. Ma evidentemente Calderoli da quell'orecchio proprio non ci sente. D'altra parte sulla questione non è particolarmente informato, visto che non sa nemmeno che l'attuale ministro è stato eletto in Parlamento:

"Io sono un senatore eletto dal popolo, e un vicepresidente eletto. La Kyenge è stata eletta?".

Risposta immediata del giornalista di Repubblica: "Sì, in Emilia Romagna, nelle file del Pd". E così, a Calderoli non resta che una sola scappatoia, la più usata di sempre, la via di fuga perfetta: gridare al complotto:

"Questa è una manovra, hanno sollevato un gran polverone per nascondere ciò che succederà a breve, quando si parlerà di dimissioni di ministri. Qualcuno dovrà pur spiegare perché mai una cittadina straniera che aveva tutto il diritto di restare in Italia è stata rispedita impacchettata nel suo paese d'origine".

Calderoli si riferisce al caso Kazakistan. Che non c'entra niente, come ovviamente le polemiche su di lui non sono state montate ad arte. Al contrario, il sospetto è che dalle parti della Lega Nord si stia volutamente tornando ai livelli più beceri della loro storia per recuperare qualche facile consenso e scaldare la base. Implicitamente lo ammette lo stesso Calderoli:

"Nella Lega c'è imbarazzo? A vedere quello che scrivono i leghisti su Facebook non direi. Per quel che vale mi sembra l'esatto contrario".

Inutile fare le proprie scuse, se poi si lascia trasparire tutto questo compiacimento.

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