Caso Kazakistan: tutti i punti da chiarire sull'espulsione di Alma Shalabayeva

In attesa della relazione del capo della Polizia che dovrebbe individuare i responsabili


È atteso in tempi brevissimi la relazione del capo della Polizia Pansa che dovrebbe mettere un punto, almeno nelle speranze del governo, allo spinoso "caso Sahalabayeva", individuando i responsabili della "extraordinary rendition" di cui sono state vittime la moglie e la figlia del dissidente kazako Ablyazov. Ma se anche l'indagine interna del nuovo capo della Polizia dovesse fare chiarezza su tutti i punti oscuri della vicenda, ce ne sono molti al di fuori della sua giurisdizione, e che riguardano livelli diversi di responsabilità, soprattutto politica.

Proviamo a ricostruire la vicenda dall'inizio, da quando il 28 maggio un blitz della Questura di Roma ha portato all'arresto di Alma Shalabayeva e di sua figlia.

Chi sapeva? Il primo punto da chiarire riguarda le responsabilità del Viminale. Il 28 maggio il neo-capo della Polizia Pansa non si era ancora insediato, e il capo pro-tempore era Alessandro Marangoni. Marangoni era sicuramente a conoscenza dell'operazione, così come il capo della Criminalpol Francesco Cirillo. Ma da chi è partito l'ordine? Secondo Repubblica, l'operazione è iniziata quando l'ambasciatore kazako a Roma si è rivolto al Capo di Gabinetto del ministero dell'Interno, il prefetto Giuseppe Procaccini, mentre Marangoni sarebbe stato informato da Alessandro Valeri, capo della segreteria del Dipartimento di pubblica sicurezza,. Procaccini è uno degli uomini di punta della squadra di Alfano: possibile che abbia deciso di fare tutto di testa sua senza informare il responsabile del Viminale, né gli altri ministeri? Infine: possibile che i servizi segreti italiani non fossero a conoscenza della vera identità di Alma Shalabayeva, moglie del principale oppositore del regime kazako, e del fatto che questa vivesse alle porte di Roma?

Le responsabilità delle forze dell'ordine Ci sono diversi aspetti poco chiari nel comportamento delle autorità italiane. Al di là delle accuse di Alma Shalabayeva – che racconta di aver subito insulti e maltrattamenti al momento del blitz – il 30 maggio il prefetto di Roma ha firmato il decreto di espulsione della donna e della figlia adducendo dei fantomatici "precedenti penali" di cui non c'è traccia da nessuna parte. Inoltre, la Polizia aveva a disposizione tre informative dal Kazakistan, di cui una riconosceva implicitamente la validità del passaporto della donna. Eppure questa è l'unica informativa che non è stata prodotta nel processo-lampo davanti al giudice di Pace, ed è spuntata fuori solo un mese e mezzo dopo. In generale, poi, è da chiarire il motivo dell'estrema rapidità dell'operato della polizia, visto che dall'arresto all'espulsione non sono passati nemmeno due giorni, un tempo decisamente record per gli standard italiani.

Le responsabilità dei ministri. Non c'è solo Alfano sulla graticola. Emma Bonino ha dichiarato che il 2 giugno ha avvertito il collega e il premier del caso. Ma la Farnesina è stata interpellata il 30 maggio dall'Ufficio Immigrazione: perché non è intervenuta in quel momento? E perché la Bonino ha aspettato tre giorni per avvertire il premier e il ministro dell'Interno, aspettando di incontrarli alla parata del 2 giugno? E come mai non è più tornata sulla vicenda se non a luglio, quando è scoppiato il caso sui giornali?
Veniamo ad Alfano: una volta avvisato dalla Bonino, il 5 giugno ha dichiarato che "tutte le procedure sono state rispettate": in base a quali informazioni.
Ma dalle responsabilità non si può chiamare fuori neanche il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri. Anche lei, come Alfano, nell'immediatezza dell'espulsione aveva dichiarato: "Mi sono subito informata, le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo legge". Cosa che, come si vedrà, è stata smentita senza ombra di dubbio dal Tribunale del Riesame. In base a quali notizie la Cancellieri si è detta certa della correttezza delle procedure? Ha ricevuto informazioni sbagliate? E da chi?

Gli altri interrogativi. A corollario della vicenda ci sono altri punti poco chiari: il primo riguarda l'aereo che ha rimpatriato le due donne in Kazakistan. È stato noleggiato in Austria dall'ambasciata kazaka prima che il giudice di Pace decretasse l'espulsione, come se i diplomatici fossero già al corrente dell'esito del procedimento. Infine c'è un incontro, tenuto segreto, tra Silvio Berlusconi e il dittatore kazako Nazarbaev, tenutosi lo scorso 6 giugno in Gallura, dove l'autocrate è in vacanza presso una villa di un comune amico. I due hanno parlato del caso Shalabayeva?

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