Berlusconi “sotto tiro” vola nei sondaggi. E il Pd dei “fratelli coltelli” scende con il centrosinistra

Nel cuore dell’estate birichina e della politica del nulla e degli insulti il Pdl (27,2%) guadagna e resta primo partito, il Pd perde l’1,5% pro Grillo (19,2%) e il centrodestra (35,4%) supera il centrosinistra (33,5%).

Questo dicono i sondaggi sulle intenzioni di voto alla Camera fatte da Emg per il Tg La 7. Delle due, l’una: o gli italiani non “capiscono” o il Pd–centrosinistra non capisce gli italiani.

Fatto sta che il partito di Berlusconi avanza proprio nel momento di maggior difficoltà del suo padre-padrone e il Pd arretra, ancora una volta incapace di approfittare delle disgrazie giudiziarie del suo nemico-alleato.

Evidentemente il fuoco concentrico contro il Cav pone il leader del centrodestra nel ruolo di “vittima” del sistema delle toghe rosse al servizio della sinistra che vuole eliminare l’ex premier per via giudiziaria essendo incapace di farlo sul piano politico. E, come si sa, gli italiani stanno sempre (o quasi) dalla parte della vittima, o presunta tale, sempre attenti però a saltare all’ultimo momento sul carro del vincitore di turno.

Sull’altro fronte, si ripete quel che è già accaduto in passato: le infinite e sterili beghe interne al Partito Democratico, l’avvitamento sulle regole delle primarie e del congresso, il tenere il cerino acceso in mano puntellando senza una strategia il governo delle larghe intese, una leadership da re travicello, grigia e mediaticamente inconsistente, una comunicazione legate alle feste de l’Unità o come si chiamano adesso, minano la credibilità di un partito che paga per i propri limiti ma anche per la politica tutta.

Nel Pdl e dintorni, sotto la furba regia di Berlusconi, c’è una orchestra che suona (e stona) con un gioco delle parti che, comunque, porta a casa dei risultati. Sarà un gioco strumentale come si vuole ma è redditizio, quanto meno sul piano elettorale.

Di qua il “gioco” delle parti si traduce nel cazzeggio dei fratelli coltelli, fino al leader in pectore (Matteo Renzi) che spara sul governo: “Letta non durerà” (le smentite confermano) lasciando il leader del partito (Guglielmo Epifani) come Don Falcuccio, con la base senza parole e l’elettorato senza speranze.

L’imbarbarimento ventennale della politica voluto dalla destra ha favorito Berlusconi e il Pd ci è cascato dentro in pieno, non solo incapace di contrastare l’inciviltà dell’insulto ma ha fatto propri, portandoseli dentro, imbarbarimento e insulto nell’apoteosi del bla bla.

Esemplare è l’ultima stranota vicenda degli insulti razzisti di Calderoli, dentro una strategia della Lega ridotta al lumicino e tornata alla politica dei primordi. Riuscirà i Pd a non pagare dazio anche su questo? Difficile, se continua a mantenere il piede in due staffe, se fa sempre il pesce in barile, se chiude la stalla quando i buoi sono scappati da un pezzo.

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