Unione Europea: Vietata la cooperazione tra colonie israeliane e Paesi membri


La direttiva della Ue, che vieta la cooperazione tra colonie Israeliane e i 28 Stati membri dell'Unione, diventerà effettiva il prossimo 19 luglio. In particolare sarà interdetto qualsiasi rapporto con "entità israeliane" in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Alture del Golan.

La direttiva sarà cogente almeno fino al 2020. Cooperazioni, finanziamenti, borse di studio, premi di ricerca, borse di studio, potranno espletarsi solo entro i confini del 1967. Ciò ovviamente implica, da parte della Ue, "il non riconoscimento dei territori occupati".
Si deve rimarcare, inoltre, che la posizione europea sui confini dello Stato di Israele, non è compromissoria perché tra le colonie sono incluse anche le Alture del Golan Siriano, occupate nel '67. Queste, da una parte della comunità internazionale, vengono spesso dimenticate o considerate come "acquisite" da Israele".

Come ci ricorda l'Agenzia Nena News, le conseguenze commerciali all'entrata in vigore della direttiva non sarebbero da sottovalutare sia per quanto concerne le esportazioni europee ma anche per quanto riguarda le importazioni (che secondo Der Spiegel si aggirerebbero intorno a 287 milioni di dollari l'anno).

Non si è fatta attendere la reazione di Israele. Secondo quanto riportato dall'Agenzia Asca, il Viceministro degli Esteri, Zeev Elkin, ha così commentato la decisione europea:

Gli europei commettono un errore perché con questa politica irrigidiranno le posizioni palestinesi

Un funzionario del Ministero degli Esteri Israeliano ha spiegato al quotidiano Haaretz che l'iniziativa europea non è stata solo repentina ma sarà anche un ostacolo alla riapertura di un negoziato tra Israele e Palestina, così fortemente voluto dal Segretario di Stato Usa John Kerry.

Dichiarazioni che risultano capziose per chiunque stia seguendo l'evolversi della politica israeliana nei confronti della Palestina. I provvedimenti del Ministro della Pianificazione Abitativa israeliana, il Piano Prawer, gli abusi dell'esercito israeliano, che abbiamo documentato in questi giorni, non solo palesano un atteggiamento in contraddizione con qualsiasi volontà di riapertura del dialogo da parte del governo Netanyahu, ma giustificano ancor di più la presa di posizione della Ue.

"La politica delle buone intenzioni" degli Usa non si è dimostrata di certo sufficiente ad ottenere una discontinuità significativa nelle politiche israeliane. Al contrario, appare evidente come il governo Israeliano abbia intensificato atti di aggressione territoriale e di violazione dei diritti umani proprio in vista di settembre (mese in cui secondo Kerry sarebbe auspicabile riprendere una trattativa).

La decisione europea, invece, ha avuto un effetto immediato, quella di mettere sotto pressione il governo e di indebolirne la credibilità interna. Il Partito Laburista e alcuni i settori dell'opposizione ne hanno subito approfittato per segnalare quanto le politiche oltranziste di Netanyahu danneggino il Paese sul piano economico e internazionale.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO