Caso Kyenge. Calderoli si scusa in Senato: «Ho fatto una sciocchezza ma non mi dimetto»

Il leghista cerca di chiudere il caso: «Manderò un mazzo di fiori al ministro». Ma Palazzo Chigi chiede il passo indietro


È un Roberto Calderoli insolitamente contrito quello che ha preso parola pochi minuti fa nell'aula di Palazzo Madama per intervenire, per la prima volta nelle sue funzioni di senatore, sul caso Kyenge.
Dice di provare "disagio e imbarazzo" e ribadisce le sue scuse al ministro, motivando le frasi con la "foga" di un comizio davanti a un pubblico "particolarmente caloroso".

Non usa mezzi termini per definire il proprio errore:

Ho commesso un errore gravissimo, ho fatto una sciocchezza. Le mie parole sono state sbagliate e offensive […] e per le quali il presidente Napolitano si è indignato. E anche con lui mi scuso.

Ma con la stessa nettezza, il leghista respinge l'accusa di razzismo e soprattutto le richieste di dimissioni:

Il mio errore è grave ma non è razzismo, il ministro Kyenge ha accettato le mie scuse e le manderò un mazzo di rose, non attaccherò mai più un avversario politico con parole così offensive. Ma non farò mai sconti a un governo che consente e quasi incoraggia l'ingresso illegale di stranieri nel nostro Paese, come sta avvenendo, e che ha consentito che una bambina e sua mamma fossero deportate consegnandole proprio nelle mani del tiranno da cui sono perseguitate

Calderoli ricorda di aver già dimostrato il coraggio di dimettersi (nel 2006, dopo l'incidente diplomatico per la sua maglietta anti-islamica), ma ricorda di essere un vicepresidente di opposizione, e che da parte di chi lo ha eletto all'ufficio di presidenza non è arrivata una richiesta univoca di farsi da parte.

Sono un vicepresidente di opposizione. Avrei dovuto rispondere solo a chi mi ha votato ma sarei stato pronto a farlo se nell'ufficio di presidenza ci fosse stata un'amplissima maggioranza che me l'avesse chiesto. Ma così non è stato.

Ma da parte di Palazzo Chigi fanno sapere che il caso è tutt'altro che chiuso, e dopo che Maroni ha fatto sapere che per lui la vicenda non avrà seguiti, neppure nella gestione dell'expo, dal governo fanno sapere:

Altro che tutto rientrato. La scivolata è solo quella di un leader che non riesce a far dimettere Calderoli da vicepresidente del Senato. Purtroppo è una carica che non è oggetto di voce di sfiducia, ma così facendo Maroni è correo dell'insulto al ministro Kyenge

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