Crisi Italia: chi piange, chi ride. Aumentano i poveri? Anche i ricchi!

Mentre l’Italia perde la faccia e l’ultimo straccio di credibilità internazionale per le note vicende di Calderoli-Kyenge e Alfano-Ablyazov e dintorni, gli italiani pensionati, cassintegrati, esodati, tartassati non ne possono più.

Dove eravamo rimasti? Ufficialmente al 2012: “Annus horribilis!”, parola di uno che se ne intende, il presidente (pagatissimo!) dell’Inps Antonio Mastropasqua. “In questi quattro anni di crisi - sottolinea il presidentissimo - lo Stato ha erogato, tramite l'Inps, 80 miliardi di euro di sussidi per cassa integrazione e disoccupazione”.

Cos’è questo se non l’iceberg del Quinto rapporto annuale al Parlamento (che se ne frega beatamente) che fotografa il tracollo del Belpaese? Tutto qui? No. Altre chicche da far rabbrividire: metà dei pensionati (7,2 milioni) sotto i 1000 euro mese, di questi circa la metà sotto i 500 euro, mentre restano intaccati i privilegi di ogni tipo per le mille caste e proliferano le pensioni d’oro per i soliti noti.

Altro dato negativo: nel 2012 il risultato finanziario di competenza del nuovo Inps è in rosso per 8,996 miliardi (!!!) di euro a causa dell'integrazione con l'Inpdap. L'incorporazione dell'ente pensionistico dei lavoratori della P.a., già in perdita nel 2011 per 10,269 miliardi, ha fatto scendere il patrimonio netto da 41,3 miliardi nel 2011 a 22 nel 2012. Roba da far accapponare la pelle.

Nessuna riforma in positivo è stata fatta negli ultimi anni. Ma non c’è dubbio che la riforma delle pensioni ha avuto un impatto devastante sulle condizioni delle persone e sul mercato del lavoro. Cosa si aspetta a rivedere la riforma, restituendo al sistema la giusta flessibilità senza penalizzazioni?

Dice il segretario della Cgil Lamonica: “L’Inps è il più grande istituto previdenziale europeo, gestisce la quasi totalità del welfare del nostro paese, è necessario ridefinirne la governance rafforzando il ruolo ed il peso delle parti sociali”. Ma è la solita predica nel deserto.

Non bastasse, altre nubi cupe sono all’orizzonte. Le previsioni dell’Ocse – come già pubblicato da Polisblog - non lasciano spazio all’ottimismo. Scrive nel suo rapporto l’organizzazione parigina: “oltre la metà dei lavoratori italiani under 25, il 52,9%, ha un lavoro precario. La percentuale di precari è quasi raddoppiata rispetto al 2000, quando erano il 26,2%. "L'Italia rimane intrappolata nella recessione ed è probabile che la disoccupazione continui ad aumentare".

Lo sostiene – ripetiamo - l'Ocse nell'Outlook sull'occupazione per il 2013, prevedendo che il tasso di disoccupazione nel nostro paese, dal 12,2% del maggio 2013 passerà al 12,6% alla fine del 2014. Un livello nettamente superiore a quello dell'insieme dei paesi Ocse, in cui la disoccupazione scenderà, nello stesso periodo, dal'8% al 7,8%, mentre nell'area euro salirà dal 12,2% al 12,3%.

Ma non tutti tirano la cinghia, anche a livello internazionale. Il World Wealth Report 2013 scrive che dentro la crisi i ricchi aumentano, l’anno scorso il numero dei “paperoni” (da oltre un milione di dollari) è aumentato – oltre 12 milioni! – e i loro patrimoni hanno toccato ben 46.200 miliardi!

E l’Italia? Al decimo posto, con 1476 mila ricconi, in aumento del 4,5%, con una ricchezza pari a 336 miliardi di dollari. Taca banda!

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