Caso Ablyazov. Procaccini: nessuna contraddizione con Alfano

Il capo di Gabinetto dimissionario dà la sua versione, in conflitto con la relazione di Pansa


Arriva puntuale la smentita dell'ex Capo di Gabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini. Stamattina tutti i quotidiani riportavano dei suoi virgolettati da cui emergeva che il prefetto aveva informato Alfano la mattina dopo l'incontro con l'ambasciatore kazako in Italia. Ora Procaccini riprende la parola, riconoscendo che le frasi a lui attribuite sono sostanzialmente corrette, ma specificando che non sono in contraddizione "con la ricostruzione resa in tutte le sedi". Da notare che non si fa riferimento invece alla relazione del Capo della Polizia.

Leggo su alcuni giornali, ai quali ho rilasciato interviste, una ricostruzione sostanzialmente corretta delle mie parole, laddove racconto i fatti. Mi spiace che alcune ricostruzioni tendano a mettermi in contraddizione con quanto sempre detto dal ministro Alfano, con il quale non c'e' alcuna differenza di visione, in quanto mi riconosco nella veritiera ricostruzione dallo stesso resa in tutte le sedi; riscostruzione, peraltro, coincidente con la mia

Caso Ablyazov. Procaccini: «Alfano sapeva». Le versioni a confronto


Come era prevedibile, la defenestrazione di alti funzionari del Viminale per il caso Ablyazov - Shalabayeva non rimane senza conseguenze. Quale che sia la realtà (e come vedremo, ci sono versioni diverse), resta il fatto che uomini che hanno passato la vita all'interno delle istituzioni ora vengono additati al pubblico ludibrio per colpe che palesemente riguardano anche altri livelli. E infatti non si fa attendere la versione di Giuseppe Procaccini, fino a due giorni fa Capo di Gabinetto del Ministero dell'Interno, dimessosi quando ha capito che la relazione del Capo della Polizia Pansa avrebbe individuato in lui, e nel prefetto Valeri, i funzionari da incolpare per salvare Angelino Alfano.

Procaccini, funzionario del Viminale da 40 anni, Capo di Gabinetto dal 2008 e prossimo alla pensione, ha rilasciato alcune dichiarazioni riportate dai quotidiani, in cui afferma che Afano sapeva:

Ho ricevuto l'ambasciatore kazako al Viminale perché me lo disse il ministro spiegandomi che era una cosa delicata. L'incontro finì tardi e quindi quella sera non ne parlai con nessuno. Ma lo feci il giorno dopo, spiegando al ministro che il diplomatico era venuto a parlare della ricerca di un latitante. Lo informai che avevo passato la pratica al prefetto Valeri

Questa, in sintesi, la versione di Procaccini, che ha detto di sentirsi "nauseato e ingiustamente offeso" per quanto accaduto. Nessuno, afferma, lo aveva informato dell'espulsione di Alma Shalabayeva, ma solo del non ritrovamento di Ablyazov. "Per me la vicenda era finita lì": una versione che scarica le responsabilità, almeno dell'espulsione, su Alessandro Valeri. Ma che non scagiona Alfano, che anzi avrebbe organizzato l'incontro tra Procaccini e l'ambasciatore kazako. Certo, di fronte a fatti del genere bisogna prendere con le pinze tutte le versioni, il rischio di scaricabarile e vendette è alto, però è interessante mettere a confronto questa versione con quella "ufficiale" del Capo della Polizia, pubblicata stamane sul sito del Viminale.

Secondo la relazione di Pansa il 28 maggio:

L'ambasciatore del Kazakhstan a Roma, Adrian Yelemessov tenta di contattare il Ministro dell'Interno, senza esito […] Nella serata, il Ministro dell'Interno, a seguito di ulteriori telefonate dell'Ambasciatore, a cui non ha risposto, fa incontrare lo stesso con il suo Capo di Gabinetto.

Questo è un punto interessante: Alfano non ha risposto alle telefonate dell'ambasciatore kazako, eppure ha chiesto a Procaccini di incontrarlo al posto suo. Quindi, ammesso che non sapesse il motivo delle telefonate, sapeva che l'ambasciatore lo aveva cercato. E ammesso che Procaccini non lo abbia poi informato del contenuto del colloquio, Alfano non si è premurato di chiedere ragguagli. Così come non è stato informato, né ha chiesto dettagli, su un blitz con 40 agenti contro un "pericoloso latitante" in una villa alle porte di Roma.

Il seguito della relazione omette del tutto di spiegare cosa è successo al Viminale, limitandosi a riportare lo svolgimento dei blitz e il motivo dell'espulsione di Alma Shalabayeva (aveva un passaporto della Repubblica Centroafricana che risultava falso). Il fatto che Procaccini abbia informato Alfano la mattina del 29 maggio non viene confermato, ma neppure smentito, nella relazione. Relazione che fa emergere anche un altro punto piuttosto discutibile: le autorità italiane, a tutti i livelli, dal Viminale alle forze di Polizia, hanno ricevuto la nota informale dell'ambasciatore kazako che parlava di un "latitante con collegamenti al terrorismo internazionale", senza fare ulteriori approfondimenti che avrebbero facilmente permesso di scoprire che Ablyazov è un dissidente cui la Gran Bretagna ha concesso asilo politico. Insomma, ancora di più sembra impossibile che tutte le responsabilità appartengano solo a due funzionari di lungo corso.

C'è poi un altro punto, che stavolta coinvolge la Farnesina. Nella relazione di Pansa si spiega che la mattina del 28 maggio l'ambasciatore kazako, dopo aver tentato invano di incontrare Alfano, si è recato alla Questura di Roma. Possibile che la Segreteria Generale presso il Ministero degli Esteri, che si occupa tra l'altro proprio dei diplomatici stranieri in Italia, non sia stata informata, o quantomeno interpellata per verificare le generalità dell'ambasciatore?

Foto: prefettura.it

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