Caso Shalabayeva, il Pd alla ricerca di una linea comune. Letta: "Alfano estraneo"

Salta la riunione fissata tra i senatori ed il segretario Pd: i democratici ancora non hanno una posizione comune sul caso Shalabayeva e sulla richiesta di dimissioni per Alfano

Letta: "c'è bisogno di stabilità politica"

In visita a Londra dal collega inglese David Cameron, Enrico Letta ha espresso il suo parere in merito alle richieste di dimissioni avanzate da Sel e M5s, su cui il Pd sta ponderando una sofferta linea politica, da enunciare prima di venerdì. In conferenza stampa il primo ministro italiano ha dichiarato:

"La stabilità politica è uno dei temi principali, è essenziale per la crescita. Ecco perché nei miei incontri di questa mattina con la comunità finanziaria ho ripetuto che il mio primo impegno è per la crescita, le riforme economiche, ma tutto questo senza la stabilità non sarà possibile."

Il chiarissimo riferimento, e la poco velata richiesta al partito di cui fa parte, è proprio ai dubbi atavici interni al Partito Democratico, nuovamente spaccato sulla decisione da prendere in merito alla fiducia al ministro Alfano, che verrà discussa e votata venerdì prossimo. In realtà comincia a farsi largo, tra i democratici, la speranza che sia lo stesso ministro dell'Interno a fare un passo indietro prima di venerdì: ipotesi che in parte dimostra l'imbarazzo interno al Pd e la scarsa lungimiranza politica.

Letta ha inoltre manifestato la sua più totale fiducia ad Alfano, confermando la sua presenza in Aula venerdì:

"Sarò in parlamento venerdì e dalla relazione del prefetto Pansa emerge la totale estraneità del ministro Alfano."

Caso Shalabayeva, il Pd alla ricerca di una linea comune

Nelle pieghe più o meno oscure che avvolgono ancora molte domande sul caso Shalabayeva il Partito Democratico non ha ancora una posizione comune, nè sulla ricostruzione fornita ieri dal capo della polizia nè sulla richiesta di dimissioni al ministro dell'Interno Angelino Alfano.

Questa mattina il segretario del Pd Guglielmo Epifani aveva convocato una riunione con tutti i senatori democratici, per cercare di trovare e chiarire una linea comune del partito sulla vicenda e per decidere il da farsi sulla mozione di sfiducia al ministro Alfano: niente di fatto, tutto rinviato a data da destinarsi, presumibilmente prima di venerdì (quando si discuterà e voterà la fiducia in aula).

Se M5s e Sel si dicono determinati a votare a favore della sfiducia al ministro, Scelta Civica e lo stesso Pd ancora non si sono pronunciati in materia: le truppe montiane in Parlamento sembrerebbero intenzionate a salvare il soldato Alfano dalla graticola, mentre i nodi dei democratici sono tutt'altro che facili da sbrogliare.

Le posizioni interne sono infatti le più disparate: il rinvio della riunione è, di fatto, un fatto politico di enorme rilevanza. Secondo le ultime indiscrezioni oggi pomeriggio alle 17 si terrà la riunione di segreteria, ma le acque restano burrascose nel mare magnum democratico: l'avvicinarsi del Congresso, i malpancisti che tirano a campare dall'elezione del presidente della Repubblica, falchi, colombe, giovani e vecchi turchi, sbrogliare la matassa non sarà materia facile per Epifani.

Davide Zoggia, rispondendo ad alcune domande proprio sulla posizione del Pd in materia dell'affaire Shalabayeva, ha così commentato:

"L’alleanza con il Pdl per noi è complicata, lo abbiamo fatto nella cornice del discorso del Presidente della Repubblica per far uscire il paese dalla crisi, ma qualsiasi modifica di questa linea deve essere decisa in modo collegiale, non sono consentite posizioni che si differenziano da quelle del gruppo. La situazione è complessa è va gestita in modo unitario."

Politichese abile, puro, che in buona sostanza significa tutto e niente. Una posizione attendista che però non può durare molto, anche in virtù dei malumori dei renziani:

"Quindi non è vero che Alfano non sapeva. Dopo le interviste di Procaccini la sua posizione è sempre meno sostenibile."

Paolo Gentiloni, dunque, non ci sta e fa intendere piuttosto chiaramente che la posizione unica, nel partito, non solo non c'è ma sarà anche difficilmente raggiungibile. Il braccio di ferro tra renziani e resto del mondo si fa anche sul pasticcio kazako, cosa già più che evidente nelle dichiarazioni del sindaco di Firenze di ieri, che prendeva atto delle dichiarazioni di Alfano chiedendo però al premier Letta una posizione chiara in materia:

"Immagino che Enrico Letta andrà in aula e dovrà esprimere la sua opinione. Ascolto Alfano, ma io aspetto Letta."

Gianni Cuperlo, candidato segretario alle prossime primarie, è invece piuttosto chiaro:

"Penso che potrebbe essere un atto di grande sensibilità istituzionale e politica e di grande responsabilità se, a fronte degli eventi di questi giorni, il ministro Alfano rimettesse le sue deleghe il suo mandato nelle mani del Presidente del Consiglio."

Una posizione probabilmente condivisa dal suo "avversario" alle primarie Pippo Civati, che parla di chiarezza sua e di Cuperlo e di continuo braccio di ferro tra renziani e lettiani. Nelle prossime ore però la matassa andrà sbrogliata: sarà forse il caso kazako a far saltare pentole e coperchi nel Partito Democratico?

Foto | © Getty Images

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