Finanziamento pubblico ai partiti, a luglio si paga. Il Pd chiede la cassa integrazione

La Camera boccia la proposta a cinque stelle per bloccare la tranche di luglio sul finanziamento pubblico ai partiti e il Pd chiede l'ampliamento della cassa integrazione in deroga anche ai dipendenti dei partiti

Niente taglio del finanziamento pubblico: la Camera ha bocciato quest'oggi la proposta/battaglia, portata avanti dal Movimento 5 stelle, per richiedere il blocco immediato e l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; luglio sarà dunque un mese di cassa per i partiti italiani: 91.354.339€ che, crisi o non crisi, finiranno nelle tesorerie dei rappresentanti eletti.

Non ci piove, ed era oramai chiaro, che la questione del finanziamento pubblico ai partiti non può, e forse non deve, essere affrontata in questo momento: altrettanto certo è che, sul finanziamento pubblico, il disastro che la maggioranza parlamentare sta portando avanti (tra possibilisti, negazionisti, sostenitori dell'abolizione e benaltristi) non sta negando un cospicuo foraggiamento pubblico ai partiti del panorama politico italiano.

La riforma, quella si, va avanti nel suo iter, ma non è ancora ben chiaro quale sarà la legge che verrà alla fine partorita dal nostro Parlamento (e, sorpatutto, in che tempi): la conferenza dei capigruppo ha fissato l'inizio della discussione generale in Aula per il 26 luglio ma la bocciatura della mozione M5s, ma anche della proposta di Sel che chiedeva di istituire una commissione di studio per analizzare il tema del finanziamento, fa presagire che in Aula si terrà una battaglia feroce sul tema.

"Qualora si interrompesse in modo immediato qualsiasi procedura di finanziamento sarebbero facilmente prevedibili le ripercussioni negative che ricadrebbero sui dipendenti."

ha spiegato il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello: un rischio che i partiti non sono in alcun modo disposti a correre, tanto che il Pd ha presentato un emendamento al ddl sul finanziamento pubblico che prevede l'allargamento della cassa integrazione in deroga e l'apertura ai contratti di solidarietà anche per i dipendenti dei partiti che, ad oggi, non ne hanno diritto.

La copertura sarà pari a circa 9 milioni per l'anno 2014 e 9 milioni per l'anno 2015 e si provvederà mediante utilizzo di quota parte delle disponibilità iscritte nel fondo previsto dal ddl del governo per la copertura del due per mille, e non utilizzate al termine dell'esercizio relativo agli anni 2014 e 2015.

Insomma, una mano lava l'altra e tenersi aperte tutte le possibilità è garanzia di continuare a sopravvivere, almeno per il momento. Una sopravvivenza che i pentastellati non sono più disposti a tollerare, quella della "truffa" del finanziamento pubblico (che, lo ricordiamo, è stato abolito da un referendum nel 1993 e reintrodotto nottetempo con il nome di "rimborso elettorale"). A ribadire il discorso, oltre ad un flash-mob pentastellato organizzato in piazza di Montecitorio, anche il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, che su Twitter ha tuonato:


I partiti incasseranno entro luglio la tranche dei rimborsi nelle quote spettanti: oltre 91 milioni di euro che, in effetti, male non farebbero se restassero allo Stato (o fossero dirottati altrove). Una goccia nel mare a dire la verità, su un bilancio dello Stato miliardario, ma certamente simbolicamente e, perchè no, effettivamente utile a creare quel collante oramai degradato tra società civile e palazzo.

Foto | © Getty Images

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