Lula rompe il silenzio sulle proteste in Brasile


Luiz Inácio Lula da Silva, ex Presidente del Brasile, ha finalmente rotto il silenzio sulle proteste che hanno invaso le strade delle maggiori città brasiliane.

Lula, in un articolo scritto per il New York Times, sottolinea come le manifestazioni di cittadini e movimenti non abbiano matrice antipolitica. Al contrario, tali forme di dissenso dovrebbero essere considerate come espressione di una voglia crescente di partecipazione popolare alla vita democratica del Paese.

Le proteste, per l'ex sindacalista, sono figlie di condizioni economiche migliori rispetto al passato, che permettono di guardare al futuro. E' dunque pienamente comprensibile che i giovani, che non hanno vissuto la dittatura e nemmeno un'inflazione a tre cifre, chiedano più.

Allo stesso tempo l'ex Presidente ha rimarcato come sia necessario dare risposte convincenti, garantendo istituzioni più trasparenti e rinnovando in maniera radicale il Partido de los Trabajadores (PT).
Il partito, secondo Lula, dovrebbe tentare subito di connettersi alle nuove istanze emerse dalle proteste di strada e creare un dialogo con il movimento senza cedere ad un atteggiamento paternalista.

L'ex sindacalista, che fu una grande speranza per tutto il movimento no global e che gode ancora di grande popolarità, ha senz'altro espresso una posizione da politico abile quale si è sempre dimostrato.

Il Presidente Rousseff ha subito un crollo verticale di consenso nei sondaggi e si trova a fronteggiare una situazione molto complessa. Se per un verso non può non tener conto delle "ragioni della strada", dall'altro la classe politica brasiliana non sembra disposta a sostenerla più di tanto. L'intervento di Lula, dopo un lungo silenzio, le viene senz'altro incontro. Questo ha scelto di non delegittimare l'indignazione popolare e allo stesso tempo ci ha tenuto a suggerire come il PT, e implicitamente Rosseff, debbano essere considerati i referenti privilegiati dei cittadini scesi in strada a protestare.

Quello che Lula ha dimenticato di fare, come era naturale aspettarsi, è un'autocritica. Infondo molte delle condizioni che hanno determinato la protesta attuale sono state predisposte dalle scelte dei governi passati.
Il Brasile, negli anni della presidenza Lula, è riuscito a mettere insieme politiche di sviluppo economico e vasti programmi di riduzione della povertà. Ma a ciò si sono sommate decisioni molto discutibili. La mancata attuazione di una vera riforma agraria, gli investimenti nell'agrobusiness, la poca ricettività verso i diritti dei nativi, passività nei confronti dell'operato delle multinazionali e risposte poco significative nei confronti dei fenomeni di corruzione non sono di certo imputabili al solo operato di Rousseff.

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