Crisi in Grecia: il Parlamento dice sì a 25mila licenziamenti

Approvata la riforma della pubblica amministrazione con 153 voti su 300.













La morsa della austerity non dà tregua alla Grecia: ieri il Parlamento - con una risicata maggioranza di 153 voti su 300 - ha approvato la riforma dell'amministrazione pubblica. Riforma al centro della quale c'è un piano di licenziamenti o cassa integrazione per 25mila dipendenti statali.

L'obiettivo è quello di continuare gli ormai noti "compiti a casa" imposti dalla troika per riuscire a ottenere una nuova tranche di prestiti europei, che valgono 7 miliardi di euro nelle disastrate casse di Atene. Era una prova fondamentale per il governo Samaras, ormai ridotto a governare con soli cinque voti di maggioranza e che ha imposto questa nuova dieta a un paese con un livello di disoccupazione già alle stelle.

Contro il nuovo piano del Governo c'è stata una grande mobilitazione da parte di tutti i settori del pubblico - compresi i poliziotti -, che hanno atteso la decisione davanti al Parlamento, nella speranza vana che la riforma non passasse. Manifestazioni che invece saranno vietate oggi nel centro storico, nella zona attorno al Parlamento e all'ambasciata tedesca, per la visita del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble.

A portare qualche piccolo sollievo alla Grecia arriva la carota che segue il bastone dei licenziamenti: la riduzione dell'iva dal 23 al 13% per i ristoranti e i prodotti della ristorazione. Poca roba in confronto ai licenziamenti, ma un primo piccolo passo che ha consentito al premier Samaras di parlare ai greci dei "giorni migliori all'orizzonte".

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