Pd (sempre) nei guai. Renzi getta benzina sul fuoco. Letta ed Epifani difendono… Berlusconi

In nessun paese occidentale accadono cosa vomitevoli come in Italia e da nessuna parte c’è un partito così caparbiamente capace all' autodistruzione, come il Pd.

I tanti fatti da “vergogna” internazionale non li ricordiamo qui - troppo noti e troppi da portar via tutto lo spazio – mentre una ulteriore riflessione merita il pidì nella sua scalata verso lo sfascio, comunque verso una nuova botta elettorale.

Abituati a non trincerarci dietro maschere e a chiamare le cose per nome diciamo subito che non ci piace il furbino Matteo Renzi - un prodotto sui generis della nidiata del berlusconismo pur nato e cresciuto in un’altra parrocchia – abile nel camuffarsi e soprattutto nell’usare strumentalmente e spregiudicatamente istituzioni e partito come un taxi, ad uso e consumo personale.

I sindaci di qualsiasi città sono disperati e non trovano il tempo per … guardarsi allo specchio tante sono le beghe da affrontare e i nodi da sciogliere ogni giorno, mentre il primo cittadino fiorentino se ne va beatamente in giro per il mondo dalla mattina alla sera in una personale e permanente campagna elettorale a proprio uso e consumo.

Soprattutto per far passare nell’opinione pubblica l’idea del “rottamatore” (ricordate il manifesto di Lenin che spazzava via con la ramazza i borghesi?), in primis contro la casta del suo partito, e l’immagine del leader nuovo capace di costruire il “partito nuovo” per rifare l’Italia nuova. Un mix ripulito fra il Cav prima maniera, il Bossi che fu, il Grillo di oggi. Orbene, è a tutti evidente che Renzi (pur essendo figlio delle stesse degenerazioni partitiche che dice di voler combattere) ha ragioni da vendere nel voler sbaraccare il Pd e nel voler sconquassare il quadro politico, governo incluso. Qui sta il punto.

Adesso Renzi, con i suoi parlamentari, vuol far dimettere (giustamente) Alfano, ma il caso Kazako non c’entra nulla, perché lo scalpitante “rottamatore” punto allo scalpo di … Letta, suo vero competitor nella scalata alla leadership del partito e alla premiership di Palazzo Chigi del prossimo giro. Chiaro? Renzi fiuta l’aria che tira, con la base del Pd e più di mezza Italia che non amano il governo delle larghe intese (degli inciuci con il “nemico” Berlusconi), non bevono le balle di Alfano (e Bonino) che scaricano in basso le proprie debolezze o incapacità.

Quindi Matteo cavalca anche questo crescente malcontento e cerca in tutti i modi il ko di Letta e la caduta del suo esecutivo. La figura di chi difende il bidone di benzina vuoto per adesso la fa Letta e la fa Epifani, costretti ancora una volta a mandar giù l’ennesimo rospo, di fatto … pro Berlusconi.

Il solito casino dove chi ci rimette è il Pd, sempre sbrindellato e a un passo dall’implosione e sempre a pagar dazio per tutti. Di questo passo, Renzi o se ne va da solo dal suo partito o verrà cacciato. Di certo saranno gli elettori a risolvere la questione. Come? Il finale è già scritto.

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