Processo Mediaset: il Pdl in difesa di Berlusconi

"In un tribunale diverso da quello di Milano il Cavaliere avrebbe già avuto una sentenza più che assolutoria".

Il giorno decisivo del 30 luglio si avvicina e con lui la sentenza della Corte di Cassazione sul Processo Mediaset. E così, mentre Silvio Berlusconi è impegnato con i suoi legali a studiare ogni possibilità per rinviare un'eventuale condanna (ultima ipotesi, la rinuncia della prescrizione), dalle parti del Popolo della Libertà iniziano a scaldare i motori in vista, con un comunicato che ripropone pari pari le tesi del Cavaliere sul "processo inventato".

"Il processo Mediaset è basato su una ipotesi accusatoria così assurda e risibile che in presenza di giudici non totalmente appiattiti sull'accusa e 'super partes', sarebbe finito ancor prima di iniziare, con grande risparmio di tempo per i magistrati e di denaro per i contribuenti".

Sotto accusa, tanto per cambiare, il Tribunale di Milano e i suoi giudici, le micidiali toghe rosse: "In qualunque altra sede giudiziaria diversa da Milano il processo Mediaset si sarebbe concluso con una sentenza più che assolutoria, soprattutto considerato che due precise sentenze della Cassazione hanno stabilito l'assoluta estraneità di Silvio Berlusconi alla gestione di Mediaset in quegli anni".

In attesa di scoprire che cosa sia una "sentenza più che assolutoria", i pidiellini espongono la loro versione dei fatti, che si basa su tre punti: "Il collegio del Tribunale di Milano che in primo grado ha condannato Berlusconi era presieduto dal dott. D'Avossa, giudice già ricusato poiché in un altro processo riguardante proprio il Gruppo Fininvest si era espresso affermando che era fatto notorio che in tale gruppo si utilizzassero fondi 'neri' ed aveva perciò condannato i dirigenti imputati, che poi furono invece assolti in Appello e in Cassazione per insussistenza dei fatti".

Secondo punto, la condanna in appello: "La Presidente che ha incredibilmente confermato la sentenza di condanna del Tribunale aveva manifestato pubblicamente la sua disapprovazione nei confronti del Governo Berlusconi" e per questa ragione non è credibile. Infine, la questione della prescrizione: "I fatti ipotizzati dall'accusa sarebbero accaduti nella prima meta' degli anni '90 e quindi sono risalenti nel tempo di oltre 20 anni. La Magistratura, anziché prendere atto dell'intervenuta prescrizione ha invece sostenuto che la compravendita dei diritti aveva continuato a produrre i suoi effetti in tutti gli esercizi di bilancio in cui gli stessi diritti avevano trovato utilizzazione".

C'è da notare che anche Silvio Berlusconi ha rilasciato una sua nota a favore del ministro degli Interni Alfano, che secondo Repubblica il Cavaliere è intenzionato a difendere solo temporaneamente dalle accuse che gli stanno piovendo addosso per il Caso Ablyazov: "Il cosiddetto 'partito de La Repubblica' supera ogni limite e smania di attaccare il presidente (Berlusconi, ndr), attribuendogli giudizi e commenti mai pensati né pronunciati. Ancora una volta ci troviamo di fronte a resoconti e titoli inventati di sana pianta per spargere veleno sul Pdl.

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