Letta “re travicello” salvato da “re” Giorgio. Un passo avanti o due passi indietro?

La linea tracciata e di fatto imposta da Napolitano “blinda” la situazione politica (governo e partiti) ma aggrava i già precari equilibri nell’esecutivo, nei partiti, fra le forze politiche.


Il confronto in atto avviene, specie nel Pd, su un precipizio, incuranti del sordo ticchettio di una bomba ad orologeria destinata ad esplodere. Che Alfano sapesse o non sapesse del fattaccio kazako non muta la sostanza della sua responsabilità istituzionale e politica, quindi le sue non dimissioni sono legate a tutt’altre faccende, nulla a che vedere con il merito dell’intrigo in questione.

Ma la domanda – dopo che oggi al Senato il vice premier sarà “salvato” - è adesso questa: in quale stato sono oggi governo e partiti? Come ne escono da questo incidente scandaloso, da repubblica delle banane?

Neppure Letta, Berlusconi, Epifani sono convinti di esserne usciti bene evitando di finire nell’imbuto di una crisi di governo senza via d’uscita, se non quella delle urne. Ma il braccio di ferro su Alfano è stato ed è un incidente di percorso, risolto con una toppa peggio del buco, con il Pd ridotto a colabrodo (con la base in rivolta e con Renzi ancor più rancoroso e minaccioso) e con il Pdl con la lingua fuori, peggio dei corridori sul Mont Ventoux, a lucidar sciabole in attesa del d-day, il prossimo 30 luglio per la sentenza del Cav.

Ha ragione il capo dello stato a paventare tutti i rischi di una caduta di questo governo anche se non c’è peggior governo di quello che “non fa” o “non può fare”. Qui non c’è da dar piccoli ritocchi al timone, ma se si vuole salvare la baracca nel mare in tempesta, bisogna cambiar decisamente rotta.

Se il 30 luglio cadrà la mannaia sul capo di Berlusconi, gli attestati di responsabilità verso il Paese dell’ex premier e del Pdl si squaglieranno come neve al sole di luglio. E nel Pd ci sarà – per motivi diversi – chi rilancerà i distinguo e darà manforte, direttamente o indirettamente, al partito della crisi. Ecco il punto.

Non ci sono solo gli sfascisti del M5S o di Sel a volere il tanto peggio tanto meglio: anche nel Pd (del Pdl abbiamo già detto) è forte il “partito della crisi”, contro l’alleanza che regge il debole esecutivo delle larghe intese, con l’obiettivo di costituire ipotesi di più radicale polarizzazione politica, in questo caso, di sinistra (nella logica dell’ “ognuno a casa sua”!). Anche Renzi la pensa così e i suoi propositi di ritirarsi a Palazzo Vecchio sono solo una strumentale e fittizia retromarcia per riprendere fiato e rilanciare la volata per scalare il Pd e puntare a Palazzo Chigi.

Non è difficile, per quelli – dal Pdl al Pd – del “partito della crisi” trovare l’occasione, il casus belli, per dire … “tu mi hai toccato il naso” e attaccar brega, facendo saltare il governo Letta. Poi si vedrà.

Napolitano dovrà prepararsi presto un altro sermone. Forse non salverà il Pd ma eviterà agli italiani il ko finale.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO