Cimici in Cassazione, rinvenuta una microspia negli uffici del Palazzaccio

A fare la scoperta un'impiegata della seconda sezione penale della Corte di Cassazione: rinvenuto un circuito elettronico prestampato per registrare o intercettare conversazioni negli uffici dei giudici che tra 11 giorni si pronunceranno sul processo Mediaset

Chissà se si tratta dell'ennesimo episodio della "strategia della tensione 2.0" o semplicemente di un falso allarme: certo è che la notizia data dal quotidiano Il Tempo, che denuncia il ritrovamento di una cimice negli uffici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione a Roma, dovrebbe far letteralmente tremare i polsi.

Un'impiegata della Corte, ieri pomeriggio alle 14, ha rinvenuto un circuito elettronico prestampato che servirebbe per registrare o intercettare le conversazioni: il ritrovamento della microspia sarebbe avvenuto nelle stanze degli "ermellini" preposti a pronunciarsi, tra 11 giorni, sulla posizione di Silvio Berlusconi nel processo per i diritti tv Mediaset.

Mentre da palazzo Grazioli devono ancora sciogliere la riserva sulla rinuncia o meno alla prescrizione, cosa che procrastinerebbe la sentenza della Cassazione a settembre dando il tempo agli avvocati di Berlusconi di "verificare" le ultime cose ed imbastire la strategia difensiva (cosa che ha il sapore del pretesto, visto che il rinvio a giudizio è stato richiesto dai magistrati Robledo e De Pasquale nel 2005), dall'altra parte del Tevere la notizia della microspia di bachelite rinvenuta negli uffici della Cassazione è molto grave.

Al lavoro ci sono già i Carabinieri, che stanno verificando l'effettivo funzionamento della cimice (che sarebbe stata ritrovata senza batterie) e che avranno l'arduo compito di scoprire chi l'ha piazzata e per conto di chi; il primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, nominato dal Csm nel maggio scorso, è stato immediatamente allertato dall'Arma che, per suo conto, ha già avviato tutti i rilievi scientifici necessari e portato via il "corpo" del reato.

La pressione sulla Corte che il 30 luglio si pronuncerà in modo definitivo sulla condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici è sempre più forte: da un lato le pedanti polemiche politiche che tengono il governo su un affilatissimo filo di rasoio, la cui lama si è ulteriormente assottigliata con le pressioni su Alfano nel clamoroso caso Shalabayeva, dall'altro il rinvenimento della microspia negli uffici dei supremi giudici.

Quello delle microspie è un argomento delicatissimo, dal sapore se vogliamo complottista, ma è in verità sempre più uno "strumento di pressione" più che di controllo: l'assenza di batterie infatti potrebbe far pensare, secondo indiscrezioni dei Carabinieri, più ad un'avvertimento che non a reali intenti spionistici.

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