Kerry annuncia la ripresa dei negoziati tra Israele e Palestina


Non si nutrivano forti aspettative sul viaggio di John Kerry ad Amman. Eppure, alla fine, il Segretario di Stato americano è riuscito a dare l'annuncio che in pochi si aspettavano: un accordo sulla ripresa dei negoziati tra Israele e Palestina è stato raggiunto.

Kerry non si è sbilanciato, sottolineando che i dettagli sono da definire e che l'accordo è in corso di formalizzazione. Per ora "c'è solo un accordo sui principi" ha dichiarato il portavoce di Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina.

Se non ci saranno sorprese, la prossima settimana dovrebbe avere luogo un meeting negli Usa tra il capo negoziatore dell'Autorità Nazionale Palestinese, Saeb Erekat, e il Ministro della Giustizia israeliana Tzipi Livni, delegata del governo Netanyahu per il processo di pace. Quest'ultima si è lasciata andare ad un commento ottimistico sulla ripresa dei negoziati, dichiarando che "quattro anni marasma diplomatico si avvicinano alla fine".
Tuttavia non siamo che ad un timido inizio. Alcuni funzionari del governo israeliano ci hanno tenuto a far sapere che per far ripartire i colloqui di pace ci vorranno comunque molti mesi.

Molte, e spesso irrealistiche, sono le condizioni che il premier Netanyahu ha sempre posto per la riapertura del negoziato. Prima fra tutte il rifiuto delle linee del'67. Eppure queste rimangono l'unica strada percorribile per riaprire un dialogo e anche Barack Obama lo sa benissimo. Il Presidente americano ha dichiarato più volte che l'unica base per un accordo di pace sono le risoluzioni dell'Onu 242 e 338, in cui si chiede ad Israele di ritirarsi ai territori precedenti al'67 (riconoscendo invece le conquiste del'48).

Netanyahu si è sempre rifiutato di congelare le costruzioni negli insediamenti colonici, continuando pervicacemente ad approvare progetti abitativi in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Inoltre, ha sempre risposto con fermezza a qualsiasi presa di posizione internazionale che andasse contro la continua offensiva territoriale del suo governo; basti ricordare il netto dissenso espresso qualche giorno fa riguardo alla direttiva Ue che vieta la cooperazione tra colonie e Paesi membri.

In ogni caso dopo mesi di provocazioni e di politiche segnate da un militarismo accentuato e da scarsa attenzione per i diritti umani, Israele ha scelto comunque di aprire un canale diplomatico. E questa per Kerry è già una grande vittoria, visto le condizioni di partenze con cui si è dovuto confrontare.

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