Helen Thomas è morta. Storica corrispondente dalla Casa Bianca, temuta e rispettata dai Presidenti


Si è spenta a 92 anni, dopo una lunga malattia, la giornalista statunitense Helen Thomas.
Nella sua lunga carriera è nota soprattutto per aver raccontato le politiche, i retroscena e gli scandali degli inquilini che si sono succeduti alla Casa Bianca, a partire da John Kennedy fino a Barack Obama.

Minuta e determinata, con la sua inconfondibile voce rauca, non si è mai dimostrata accomodante con il potere, diventando così un esempio di indipendenza e di giornalismo critico. Nei suoi libri ha "fatto a pezzi" tutti i Presidenti di turno, eppure nessuno di loro è riuscito a sottrarsi alle sue domande pungenti e mirate, indirizzate al proprio interlocutore sempre con precisione chirurgica.

E' riuscita a mettere a segno molti scoop; ricordiamo che fu il primo reporter ad intervistare Ronald Regan dopo l'attentato. Nel corso dei decenni si è sempre guadagnata il diritto di parola nelle conferenze stampa alla Casa Bianca. Era l'unica giornalista ad avere diritto ad un posto assegnato in sala stampa. Quel posto, il quarto in prima fila, probabilmente manterrà la targhetta con il suo nome.

Ha lavorato per la United Press International e poi come editorialista per Hearst Newspaper.
Quando Thomas iniziò la sua carriera, il mondo del giornalismo politico era di domino maschile. Un maggiore riconoscimento per le donne nel settore dell'informazione si deve anche al suo lavoro e alla sua caparbietà. A tale proposito, è opportuno ricordare che fu la prima donna a essere membro del Gridiron Club, la più antica e prestigiosa associazione di giornalisti di Washington Dc.

Si dichiarò sempre contraria alla guerra in Iraq. Non risparmiò critiche durissime al governo americano, mentre la macchina della propaganda bellica continuava a lanciare slogan e falsità di ogni genere sul conflitto. Per Bush, Thomas, non ha mai avuto parole tenere. Nel gennaio del 2003 lo definì: "il peggior Presidente di sempre".


Ebbe, inoltre, sempre un atteggiamento molto critico nei confronti di Israele e certe sue posizioni filo palestinesi le costarono l'abbandono delle colonne dell'Hearst.

Nel 2006 rilasciò un'intervista al New York Times. In una battuta, rimasta celebre, sintetizzò il senso di tutta la sua carriera di reporter:

"Nel nostro mestiere non esistono domande rudi. Solo domande che esigono risposte precise"

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