No Tav: Alfano alza la voce per riprendersi autorità. Con Fassino

Si alza nuovamente il livello dello scontro in Val di Susa. E il Ministro dell'Interno usa parole durissime.

Quale miglior occasione per cercare di far dimenticare la figuraccia kazaka che alzare la voce contro i No Tav. In Val di Susa, il conflitto contro il treno ad alta velocità è una questione ventennale, e le ragioni del "sì", alla luce di studi e prese di posizione estere, sono sempre più labili e ideologiche.

Ma poco importa: se c'è tensione, lo Stato può alzare la voce, Alfano può dichiarare – senza balbettare, come ha fatto mentre leggeva in Senato la relazione di Pansa – che non ci sta.

«Lo Stato non si ferma e non consente alcuna forma di intimidazione. Lo Stato non si ferma neanche di fronte ad attacchi di pura guerriglia come quelli avvenuti questa notte al cantiere Tav di Chiomonte. Il cantiere va avanti».

Gli fanno eco, in nome delle grandi intese, sia il collega Ministro Maurizio Lupi (Trasporti) sia il sindaco di Torino, Piero Fassino, che bolla senza mezzi termini l'azione notturna degli attivisti:

«Un'aggressione preordinata che nessuna ragione politica può giustificare. Nessuna forma di violenza può essere accettata e tollerata in una società democratica».

Ho una domanda per Piero Fassino. La violenza su un territorio e sulla sua gente può essere accettata e tollerata in una società democratica?

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