Letta, dimmi che democristiano sei e ti dirò dove va l’Italia

Il governo c’è ma non si sa bene cosa fa e dove vuole andare. Letta preme sul pedale, accelerando e frenando, ma la macchina è ferma, motore spento, freno a mano tirato.

Si diceva che: “Col tempo e con la paglia maturano anche le nespole”, una sorta di rivisitazione del proverbio: “La pazienza è la virtù dei forti”. La saggezza contadina valeva quando tutto si misurava con l’alzata e la calata del sole.

Nell’era convulsa della globalizzazione, dentro la peggior crisi economica del dopoguerra, vale più un premier “passista” o un premier “grimpeur”? Per vincere e far vincere ci vuole un fuoriclasse che scuota i partiti, il palazzo, il paese con decisioni ponderate ma decise “qui e adesso”, fuori dai mille lacci e lacciuoli delle mille caste, per far uscire l’Italia dal pantano e far rialzare la testa agli italiani.

E ci vuole un governo coeso, una maggioranza ampia e forte, partiti perni effettivi del rapporto fra cittadini e potere. Insomma l’opposto di ciò che oggi c’è, con le “larghe intese”, cioè la grande alleanza meno forte e meno convinta che esista, appese al filo dello scontro fra i partiti e dentro i partiti. Si ha un bel dire nel rapportare il democristiano Letta ai “grandi” esponenti dello Scudo crociato che fu, partito double face.

Scrive il sempre acuto ex Pci Peppino Caldarola: “La Dc e la democristaneria sono state molte cose. C’è stata una Dc che decideva e faceva le riforme e c’è stata una Dc dorotea che campava alle spalle dello Stato. C’è stato Moro che aveva compreso la profondità della crisi e l’avanzare dei nuovi tempi e Forlani che pensava di contrastare il cambiamento fermando le lancette dell’orologio. Letta deve decider a quale Dc vuole appartenere, a quella degasperiana e poi fanfaniana e morotea che hanno contribuito al netto degli errori a modernizzare l’Italia o a quell’altra di Rumor e compagni cantante che l’hanno logorata logorando il paese. Anche il Pd deve scegliere fra la capacità di rappresentare la gente che sta male, come fece il Pci, ovvero le intuizioni riformatrici socialiste del primo centro-sinistra, ma anche di una parte della stagione craxiana, ovvero può lasciarsi andare alle onde rumorose del suo inconcludente dibattito politico”.

Tutto vero. Ma quella DC viaggiava sopra il 40% e quel Pci sopra il 30%, due chiese dalle ferree ideologie e dai lunghi sermoni: ma c’erano, erano dentro il Paese reale e facevano e facevano fare. Tanti errori ma tanti fatti. O Letta si sveglia e va a rotoli presto trascinando l’Italia nell’abisso.

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