Ripresa dei negoziati israelo-palestinesi: Netanyahu e Abu Mazen puntano sul referendum


John Kerry ha annunciato, lo scorso venerdì, la ripresa dei negoziati israelo-palestinesi, ma come era prevedibile la strada appare tutta in salita.

Il Presidente dell'autorità nazionale Palestinese, Abū Māzen, ha dichiarato ieri che sottoporrà a referendum popolare quanto emergerà dai negoziati di Washington. La stessa strategia è stata adottata Benjamin Netanyahu.

Infondo questa sembra una scelta di buon senso, visto che sia il Primo ministro israeliano sia il leader dell'Anp sono minacciati da una forte opposizione interna. Non è tuttavia scontato che, dall'una e dall'altra parte, l'opzione referendaria possa fungere da garanzia per ottenere un solido sostegno interno alla ripresa del dialogo.

Le forze ultra nazionaliste israeliane, in particolare Casa Ebraica, potrebbero far saltare tutto già nei prossimi giorni. L'esecutivo, infatti, si riunirà per dare l'assenso formale alla ripresa del negoziato, fermo da quasi quattro anni, e l'esito dell'incontro non è per nulla scontato. Inoltre Netanyahu è sempre stato molto esplicito sulla questione dei confini, rifiutando di riconoscere le linee del '67 e di congelare l'espansione coloniale.

In campo palestinese, le posizioni oltranziste del premier israeliano, non facilitano le cose al premier Abū Māzen, che deve far fronte alle pressioni di Hamas. Per questo Fatah sta cercando in queste ore di tranquillizzare le forze che si oppongono alla ripresa di una trattativa con Israele. A tale proposito Nabil Shaath, esponente del partito di Abū Māzen, ha illustrato ieri le condizioni imprescindibili per la ripresa del negoziato:

Dipende da due condizioni. Se loro accetteranno, andremo alla seconda fase, ovvero i negoziati preliminari a Washington: rilascio dei prigionieri politici e congelamento dell'espansione coloniale

L'unico gesto concreto per la riapertura di un dialogo, per ora, è stata la decisione di Tel Aviv di rilasciare, in maniera graduale, 82 prigionieri palestinesi. I primi 20 potrebbero essere liberati nelle prossime settimane.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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