Condanna a Del Turco, alla ricerca delle prove schiaccianti

Ottaviano Del Turco è stato condannato a 9 anni e 9 mesi per tangenti: chi lo accusò ha ritrattato e la tangente non è mai stata trovata. La storia di una condanna "oltre ogni ragionevole dubbio"

9 anni e 9 mesi di reclusione: la sentenza emessa oggi a danno di Ottaviano Del Turco, ex presidente della Regione Abruzzo condannato per aver incassato 6 milioni di euro di tangenti nell'ambito della "Sanitopoli" abruzzese, è destinata a diventare un caso mediatico-giudiziario di fondamentale importanza per il dibattito sulla giustizia italiana.

Un "simbolo", il processo a Del Turco, che può erudire gli italiani tutti su come funzioni, alle volte, il sistema penale (c'è chi dice "inquisitorio") della giustizia italiana: un sistema che, in questo caso, si è basato principalmente sulle accuse di Vincenzo Maria Angelini, ex re delle cliniche private delle terre abruzzesi.

Occorre però cominciare da quel lontanissimo 14 luglio 2008, giorno in cui l'allora Presidente della Regione Abruzzo Del Turco fu prelevato dalla sua abitazione dalla Guardia di Finanza ed arrestato con l'accusa di corruzione sugli appalti sanitari regionali:

"Ci sono le prove, una valanga di prove che non lasciano spazio a difese. Stavano distruggendo la sanità in Abruzzo. [...] Ci sono prove del pagamento di una barca di soldi, circa 30 miliardi di vecchie lire, 15 milioni di euro che avrebbero potuto far funzionare l'ospedale di Pescara e tutti quelli abruzzesi invece di arricchire qualcuno."

sono state le parole pronunciate quello stesso giorno dal procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi.

La tesi della pubblica accusa dunque non lasciava spazio a dubbi o fraintendimenti, ma solo alle manette ed alle urla di giubilo, la cui eco si ode ancora oggi, di buona parte della stampa, della politica e della società italiana. Ad inchiodare Del Turco è l'accusa del re della sanità privata Angelini, che davanti ai pm pescaresi confessò di aver egli stesso corrotto il governatore, producendo anche alcune sfocatissime fotografie, datate 2 novembre 2007, che ritraevano lo scambio di denari tra lo stesso Angelini e Del Turco proprio a casa di quest'ultimo.

Una "prova schiacciante" cui però, già all'epoca dell'arresto, mancava la pistola fumante, la tangente in quanto tale (mai trovata, nonostante indagini e rogatorie internazionali): Del Turco venne incarcerato per 28 giorni nel carcere di Sulmona (Aq) per paura di "inquinamento di prove" (che non sono mai comparse); dopo un anno, nel luglio 2009, vennero sequestrati a Del Turco due immobili, uno a Roma e uno in Sardegna, sempre basando le accuse sulle parole di Angelini, che ha detto negli interrogatori di aver versato 5,5 milioni di euro a Del Turco e gli altri imputati: nel decreto di sequestro tuttavia si legge:

"[...] l'attività investigativa non ha ancora consentito di tracciare l'effettiva destinazione finale di tali rilevanti risorse economiche."

Nel frattempo Del Turco si era, giustamente, dimesso da Presidente della Regione Abruzzo e da membro della Direzione nazionale del Partito Democratico, che in questa vicenda ha deciso di lasciare solo il suo ex dirigente. Il giorno stesso dell'arresto, che coincide con il giorno in cui questa vicenda è caduta nel dimenticatoio (strano, trattandosi di un politico di "prima fascia") sembrava tutto chiaro e dalle parole del procuratore pescarese traspariva la quasi certezza di un processo bell'e pronto per essere concluso.

Invece da quel giorno la Procura si è avvalsa per ben due volte della facoltà di prorogare le indagini (imbastendo un centinaio di rogatorie alla ricerca di un "tesoro" offshore mai trovato); dopo il rinvio a giudizio è inoltre emerso un rapporto riservato dei Carabinieri del Nas (datato 16 giugno 2008, un mese prima dell'arresto dell'ex governatore), che chiedevano l’arresto di Angelini e di sua moglie per una serie di truffe ai danni della Regione consumate all’interno delle cliniche convenzionate, mentre per quanto concerneva la giunta Del Turco si dimostrava che non aveva favorito le cliniche private, ma avviato invece un drastico taglio alle richieste illegittime dello stesso Angelini.

Anche al processo (che potete ascoltare integralmente, udienza per udienza, grazie al servizio di Radio Radicale) le sorprese non mancano: così è venuto fuori che le foto prodotte da Angelini non erano del 2007 ma alcune precedenti, altre addirittura successive (del 2011); la difesa di Del Turco produsse inoltre alcune ricevute Telepass per confutare il chiacchierato via vai di Angelini da casa Del Turco a Collelongo (Aq): l'incrocio tra i riferimenti di tutti i passaggi (ingresso e uscita) delle auto di Angelini con i rapporti ufficiali a suo tempo firmati dagli autisti del presidente della Regione, recanti tutti gli spostamenti di quest'ultimo nei giorni incriminati, suggeriva che il governatore fosse in realtà altrove rispetto a dove testimoniato dall'imprenditore della sanità.

E' infine venuto fuori, pochi mesi fa, che il super-teste Angelini, principale ed unico accusatore di Del Turco, si sarebbe forse sbagliato:

"Penso di essermi sbagliato perché di quei giacconi ne ho posseduti una quindicina. Ho creduto in buona fede che fosse quello nella foto."

ha spiegato lo stesso Angelini in udienza, ribadendo quanto già detto in un altro interrogatorio davanti ai magistrati, in cui spiegava di essersi stufato dei "ricatti" dei politici. Nonostante questo l'accusa è rimasta in piedi, fino alla condanna pesantissima a 9 anni e 9 mesi.

Senza prova. Senza riscontri. Senza testimoni attendibili.

Ad aggravare il quadro il fatto che solo dopo ben 5 anni dall'arresto si è arrivati alla sentenza di primo grado, e questa è un'altra stortura del diritto in Italia, purtroppo oramai cronicizzata nel sistema giudiziario saturo, iniquo, fortemente irrispettoso dei diritti civili ed umani (lo dice la Corte Europea di Giustizia) che ingiungono tempi accettabili.

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