Berlusconi punta sulla Grande Coalizione


Si mescola un po' tutto nella nuova proposta di Berlusconi di mettere assieme una Grande Coalizione Pdl, Pd, Terzo Polo con premier Monti o Passera (di sicuro non Alfano) per il dopo-2013: la riforma elettorale in senso proporzionale, la fine del bipolarismo costruito attorno al Cavaliere, la consapevolezza che la crisi non finirà con la legislatura e il desiderio mai sopito di Berlusconi di tentare la scalata al Quirinale. Il tutto ovviamente nascosto dietro la facciata della responsabilità nei confronti del Paese, con cui l'ex premier spiega il nuovo salto in avanti: "Siamo responsabili e lo abbiamo dimostrato facendo un passo indietro, con generosità, perché siamo assolutamente convinti che se non si attua una riforma del lavoro, del fisco, della giustizia, e dell'architettura istituzionale il nostro Paese non può essere governato". Il tutto rispondendo a domande precise sulla effettiva possibilità che il "grande inciucio" prenda corpo.

Ma perché una tale accelerazione? Lasciando perdere, perché impossibili da provare, le tesi che volevano l'appoggio di Berlusconi a Monti strettamente legato all'esito del processo Mills, è probabile che la questione sia più da collegare a un accordo sulla legge elettorale, come si legge sulla Stampa.

L’ipotesi di un governo di unità nazionale anche dopo le elezioni del 2013 si è rafforzata perché Pdl, Pd e Terzo Polo, o meglio, i leader di questi tre partiti, hanno trovato, nelle settimane scorse, un sostanziale accordo su una nuova legge elettorale, in senso proporzionalista. Al di là dei dettagli tecnici, ancora da definire, l’intesa su questo metodo per eleggere il nuovo Parlamento conviene un po’ a tutti. In un clima di discredito e di sfiducia da parte dei cittadini nei confronti dei politici e dei partiti, con la prospettiva di una riduzione generalizzata dei consensi e di alte astensioni dal voto, il sistema proporzionale, sia pure un po’ corretto, offre due fondamentali vantaggi: consente di rendere difficili i confronti col passato e, quindi, di mascherare meglio le prevedibili sconfitte. Com’era costume durante la prima Repubblica, tutti potrebbero sostenere, la sera dei risultati, se non di aver vinto, almeno di non aver perso. Il secondo vantaggio è quello di avere le «mani libere» per decidere la nuova maggioranza sulla quale fondare il nuovo governo e, magari, il nuovo presidente del Consiglio.



Casini, che quando sente parlare di Prima Repubblica non sta più nella pelle - e che sogna di essere il centro imprescindibile di un'alleanza - ovviamente si è precipitato a dare il suo assenso al progetto, e in modo molto più esplicito del Cavaliere: "La formula di armistizio tra i partiti, la formula di dire 'basta con i litigi e lavoriamo in positivo per il Paese' serve oggi e anche tra cinque anni. Mi auguro che questa stessa coalizione ci sia anche all'indomani delle prossime elezioni con un impegno diretto delle forze politiche". L'unica condizione che Casini pone è che il Pdl sia guidato da Alfano e non da Berlusconi. E non ci vuole un gran coraggio, visto che è stato proprio Berlusconi a decidere di fare un passo indietro nel partito, e difficilmente tornerà indietro.

Il terzo coinvolto nel progetto berlusconiano è Bersani, il leader politico più in difficoltà in un quadro del genere, che da una parte gli garantirebbe di tornare al governo, ma dall'altra farebbe scappare un numero spropositato di elettori tra le braccia di Vendola & Di Pietro. Motivo per cui, per il momento, dalle parti dei democratici non può che arrivare un perentorio "no": "L'ipotesi di un'alleanza Pdl-Pd-Terzo Polo, vale a dire un partito unico, è una cosa che non esiste in natura. Io ho un'altra idea in testa e cioè una democrazia rappresentativa e normale, anche se riformata". Una risposta secca che avrà fatto tirare moltissimi sospiri di sollievo, anche se resta da vedere se il Pd riuscirà a resistere a lungo a una proposta del genere, soprattutto se l'alternativa sarà affrontare un'alleanza Pdl - Terzo Polo oggettivamente molto difficile da sconfiggere.

A dare man forte a Bersani arrivano gli alleati che non ti aspetti: gli ex An, che potrebbero riunirsi con la Destra di Storace se il progetto inciucista prendesse corpo, come racconta Affari Italiani.

Nel partito l'area degli ex An è furiosa per la bocciatura di Alfano e l'apertura alla grande coalizione. Due mosse che presto potrebbero portare alla scissione. Scissione caldeggiata da Francesco Storace. Il leader della Destra lancia un appello agli ex compagni di percorso dal Msi ad An (che lui aveva lasciato molto prima della fusione con il Pdl) per ricostruire una comunità politica, un'area di consenso fuori dall'arco delle grandi intese che sostengono i tecnici di Mario Monti.

Per Pd e Pdl il dubbio è amletico: da una parte il rischio di affrontare una scissione e perdere voti in quantità, dall'altra la sicurezza di andare al governo. L'unico che se la ride è Casini, i cui progetti politici di lunghissimo termine iniziano a concretizzarsi.

Foto | ©TMNews

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