Reato di l'omofobia: i falchi del Pdl contro tutti

L'accordo rischia di saltare per la contrarietà di una parte del Popolo delle Libertà. E il cammino parlamentare potrebbe essere già compromesso.

Renato Brunetta

Sul disegno di legge che istituisce il reato di omofobia il Partito Democratico è compatto, consapevole com'è che i suoi elettori hanno bisogno di "qualcosa di sinistra" che plachi i bollenti spiriti. Dalle parti del Popolo della Libertà invece la situazione è ben più complessa: l'ala liberal (capofila Giancarlo Galan) è favorevole, il leader Silvio Berlusconi si sa che non ha problemi con questo genere di leggi a meno che non siano elettoralmente svantaggiose; il problema sta tutto nei falchi alla Brunetta, che ritengono la legge lesiva della libertà d'opinione.

E così, l'accordo trovato in commissione Giustizia alla Camera rischia di saltare e di far ripartire infinite discussioni. In prima fila, c'è, appunto, Renato Brunetta: "Non c'è un'emergenza omofobia che semmai dura da migliaia di anni. La vera emergenza è rappresentata dalle condizioni economiche del Paese, e su questo il governo deve concentrare i suoi sforzi, non sui temi etici".

Questa la prima versione, poi - forse resosi conto del fatto che una cosa non esclude l'altra - si trasforma in un ultrà della libertà d'espressione: "Non vogliamo che la legge contro l'omofobia si trasformi nell'assolutismo del pensiero unico. Noi salvaguarderemo fino in fondo il diritto alla libertà di ciascun individuo e di essere e di pensare quanto gli detta la coscienza. Sono due facce della medesima libertà. No alla discriminazione, no a nuovi reati di opinione".

Se Brunetta la pensa in questo modo, forse dovrebbe battersi per cancellazione dell'intera legge Mancino, approvata nel 1993, che punisce gli atti contro l’origine etnica, la nazionalità e la religione di un individuo. La proposta Pd e Pdl a cui hanno lavora Scalfarotto e Leone infatti vorrebbe estendere la discriminazione anche verso l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Nonostante le non poche difficoltà, il Partito Democratico tira dritto e il disegno di legge dovrebbe arrivare in aula venerdì. Il condizionale è d'obbligo, perché l'ostruzionismo di Sel, Lega Nord e Movimento 5 Stelle che è stato annunciato sul decreto del Fare rischia di far slittare il tutto a dopo l'estate.

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