Fiat contro Fiom: la Consulta dà ragione al sindacato. E Marchionne passa alle minacce

L'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori era stato dichiarato illegittimo il 3 luglio. Adesso arrivano le motivazioni.

23.25 Come prevedibile Sergio Marchionne non ha preso bene le motivazioni della Corte Costituzionale che hanno cassato l'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori. E adesso il super manager della Fiat inizia il contrattacco: "La Fiat si riserva di valutare se e in che misura il nuovo criterio di rappresentatività, nell'interpretazione che ne daranno i giudici di merito, potrà modificare l'attuale assetto delle proprie relazioni sindacali e, in prospettiva, le sue strategie industriali in Italia".

Fiat Industrial è già sul punto di trasferirsi all'estero (sedi sparse tra Olanda, Regno Unito e Stati Uniti), Marchionne potrebbe usare la lotta contro la Fiom come pretesto per far seguire anche Fiat Auto. E dove potrebbe andare a finire il Lingotto? Torna ancora una volta la destinazione olandese: "È possibile", ha ammesso Marchionne.

La Consulta dà ragione alla Fiom

Il 3 luglio scorso la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittimo l'articolo 19, primo comma, dello Statuto dei lavoratori. E cioè la parte in cui la Fiat "non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda".

Questa 'discriminazione' viola tre articoli della Costituzione: l'articolo 2 che prevede "i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali"; l'articolo 3 che tutela l'uguaglianza dei cittadini e l'articolo 39 che prevede la libertà di organizzazione sindacale. È questo il punto fondamentale, visto che la Consulta denucia "il contrasto che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà di azione della organizzazione sindacale".

Gli articoli della Costituzione sono violati nel momento in cui "viene meno alla sua funzione di selezione dei soggetti in ragione della loro rappresentatività e si trasforma invece in meccanismo di esclusione di un soggetto maggiormente rappresentativo a livello aziendale o comunque significativamente rappresentativo, sì da non potersene giustificare la stessa esclusione dalle trattative".

Insomma, Fiat ha limitato la libertà dei sindacati, attraverso una "forma impropria di sanzione del dissenso, che innegabilmente incide, condizionandola, sulla libertà del sindacato in ordine alla scelta delle forme di tutela ritenute più appropriate per i suoi rappresentati; mentre, per l'altro verso, sconta il rischio di raggiungere un punto di equilibrio attraverso un illegittimo accordo ad excludendum".

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