Crisi, altri 250 mila disoccupati. Aziende in fuga. Governo e politica, solo “fuffa”

Non è tutta fuffa, la politica del governo, ma in mano agli italiani restano ancora solo foglie secche. Non parliamo poi dei partiti, di fatto a cambiare insegne alle vecchie botteghe, come dimostra il ritorno di “Forza Italia” al posto del fallito Pdl.

Quando in un Paese l’economia è in stallo, tutto retrocede e in Italia siamo in una economia da anni a marcia indietro, come dimostrano anche gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere (e riferiti anche dal ministro Enrico Giovannini) il saldo negativo di 250 mila posti di lavoro in meno nel 2013 "equivale più o meno ad una riduzione dell'1%.

Che, con una riduzione del pil prevista intorno al 2% fanno capire bene l’aria che tira, un andamento ancora negativo del mercato del lavoro, dove risultano particolarmente penalizzati il Sud e le imprese ed i settori più strettamente dipendenti dal mercato interno.

Cosa fa il governo e cosa fa la politica, oltre a prendere atto e a scodellare cifre da far paura? Oltre ai disoccupati sempre in crescita, (il 53% dei giovani è precario!), alle famiglie che boccheggiano, alle imprese che chiudono a centinaia ogni giorno, cresce la tendenza alla “fuga” dall’Italia per sopravvivere. Non solo giovani in cerca di lavoro (per lo più qualificato) ma anche aziende – specie del Nord – che si trasferiscono armi e bagagli altrove, anche vicino, per esempio in Canton Ticino, in Carinzia, in Slovenia, ancora più a est e a sud, in realtà dove mettono gli imprenditori nelle condizioni di essere tentati dall’emigrazione.

Un esempio? Molte aziende del Comasco (geograficamente confinante col Ticino) si sono viste recapitare una lettera in cui vengono elencati i sei ottimi motivi per fare fagotto e di approdare con i propri impianti e le proprie produzioni in Carinzia. “Una tassazione del 25% per le imprese, niente Irap, niente (odiatissimi) studi di settore, molte possibilità di detrazione dalle imposte, contributi per gli investimenti, prezzi degli immobili competitivi rispetto al mercato italiano, energia elettrica a un prezzo inferiore del 30%”.
“Secondo gli esperti del settore e le statistiche dei vari istituti di ricerca la pressione fiscale complessiva in Austria non è particolarmente più bassa che in Italia (al contrario di quanto accade in Svizzera o nella stessa Germania). Il formidabile atout nelle mani dei carinziani è tuttavia la velocità e l’efficienza della burocrazia: la concessione edilizia – si legge nella lettera spedita agli imprenditori italiani – viene rilasciata nel giro di una settimana. Lo stesso tempo che, in Italia, serve per timbrare la pratica e indirizzarla agli uffici competenti. Chiaro?

In Italia, da una parte la crisi affossa il Paese con la gente ridotta all’ultimo buco della cinta e dall’altra la politica che parla d’altro, che fa altro, che pensa solo a se stessa, spesso con la complicità dei media.

Abbiamo sbagliato ad aprire questo pezzo con “Non è tutta fuffa”: siamo invece immersi fin sopra al collo in un baillame di fuffa che, senza svolta immediata, non può che portarci al disastro.

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