Caso Shalabayeva, Bonino: "Comportamento dell'ambasciatore kazako intrusivo e inaccettabile"

Il vicepremier di Astana dice che il passaporto della donna era stato falsificato.

Il ministro degli Esteri Emma Bonino oggi ha riferito al Senato sul caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kakako Ablyazov che è stata espulsa dall'Italia insieme alla figlioletta.
La titolare della Farnesina oggi ha spiegato che, nonostante questa vicenda le abbia tolto il sonno, non ha mai pensato di dimettersi e si è presentata a riferire con la serenità "di chi non ha lesinato alcuno sforzo" e con la sensibilità di chi "per passione e attività politica ha fatto della tutela dei diritti umani la ragione di un'intera esistenza".

Bonino ha detto di essere stata informata dell'espulsione della donna il 31 maggio, a cose già avvenute, attraverso una telefonata di "esponenti della società civile" e il 2 giugno ha sensibilizzato sulla questione il ministro dell'Interno Angelino Alfano durante la parata per la Festa della Repubblica. Secondo il ministro degli Esteri serve una "maggiore condivisione delle informazioni" sulle espulsioni dal territorio italiano "di cui la Farnesina non è competente".

Emma Bonino ha poi criticato il comportamento dell'ambasciatore del Kazakistan Andrian Yelemessov che a suo parere è stato "intrusivo" e "inaccettabile". Sulla possibile espulsione di quest'ultimo si è espresso il vicepremier kazako Yerbol Orynbayev che, al termine del Consiglio di Cooperazione Ue-Kazakistan a Bruxelles, ha detto che sono in attesa di una decisione ufficiale e che se ci sarà l'espulsione reagiranno di conseguenza. Sul fatto che Bonino abbia definito l'ambasciatore non più utile ai kazaki perché nessuno lo riceverebbe più, il vicepremier ha detto che quello del ministro Bonino secondo lui è solo un punto di vista.

Intanto dal Kazakistan fanno sapere che Alma Shalabayeva può rientrare in Italia, ma il nostro Paese deve dare delle garanzie, a partire da come gestirà il fatto che uno dei due passaporti della donna, quello rilasciato dalla Repubblica Centraficana, era falsificato. Tra il passaporto kazako e quello centraficano, infatti, cambia il luogo di nascita e nel secondo caso viene indicata una città inesistente. Per questo motivo se Shalabayeva torna in Italia, secondo i kazaki, dovrebbe rischiare quattro anni di carcere.

L'avvocato di Alma Shalabayeva ha però detto che il passaporto della Repubblica Centraficana esibito alla polizia italiana è autentico e i luoghi di nascita sono gli stessi di quello del Kazakistan, con la sola differenza che in uno è menzionato il villaggio (Jezdi o Zhezdi) e nell'altro la regione (Karagandinskaya). L'avvocato ha anche aggiunto che l'autenticità del passaporto della Repubblica Centrafricana è confermata in una lettera che il ministro della Giustizia di quel Paese ha mandato al Guardasigilli italiano Anna Maria Cancellieri.

Per quanto riguarda il marito della donna, il segretario generale dell'Interpol Ronald K. Noble ha inviato una lettera ad Alessandro Pansa, capo della polizia, e a Francesco Cirillo, direttore centrale della polizia criminale, per spiegare che non ci sono elementi per considerare il signor Mukhtar Ablyazov un richiedente asilo o un rifugiato perché da nessun Paese emerge un riconoscimento di questo status.

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