La riforma dell'ISEE penalizza i disabili: protesta in piazza mercoledì 31 luglio

Le associazioni, i movimenti e i gruppi impegnati in tema di disabilità hanno deciso di organizzare una protesta contro la riforma dell'ISEE, penalizzante per le categorie che più di altre dovrebbero essere protette dallo Stato.

La riforma in corso dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), lo strumento che serve a ponderare il reddito di un nucleo familiare, sta attirando a sé più di una protesta. Le novità al suo interno vanno a impattare direttamente con i disabili, che verranno pesantemente penalizzati dalla nuova modalità di calcolo.

Se è vero che l'ISEE continuerà ad essere calcolato in base all’indicatore della situazione reddituale (ISR), all’indicatore della situazione patrimoniale (ISP) e alla composizione del nucleo familiare, è altrettanto vero che terrà conto pure delle pensioni, delle indennità e degli assegni conferiti agli invalidi civili, ai sordi e ai ciechi.

Non solo: il nuovo limite sarà applicato anche alle forme di sostegno riservate a queste classi di invalidi, comprese le indennità di accompagnamento e di comunicazione, fino a questo momento erogate indipendentemente dal reddito, come ben illustrato nel dettaglio da HandyLex e come precisato anche dai colleghi di Benessereblog.

Il provvedimento, in definitiva, creerà troppe disparità e proprio per questo le associazioni, i movimenti e i gruppi impegnati in tema di disabilità hanno deciso di far sentire tutto il loro disappunto organizzando una grande manifestazione che servirà a far sentire una voce evidentemente ignorata durante la stesura della riforma.

A questo proposito l'Anmil, Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro, ha ben precisato:

In pratica, non si vuole comprendere che questa formulazione del nuovo Isee impone ai lavoratori assicurati dagli imprenditori all'Inail di computare nel calcolo Isee la rendita percepita a titolo indennitario per un danno permanente riportato per un incidente causato dall'attività lavorativa come se fosse un reddito. Peraltro, come associazione di categoria più volte siamo stati rassicurati sul fatto che la riforma dell'ISEE non sarebbe stata usata per operare tagli alla spesa sociale mentre ora si profila un danno che offende anche nella dignità quei lavoratori che non si sono visti tutelare la propria salute nei luoghi di lavoro e sono rimasti invalidi.

Franco Bettoni, presidente dell'associazione, ha anche lanciato un appello che non possiamo non condividere:

Chiediamo al ministro Giovannini e al ministro dell'Economia e delle Finanze Saccomanni di non mettere ulteriormente in ginocchio categorie svantaggiate che già pagano tutto il possibile e rappresentano la vera forza del nostro paese, di cui più spesso ci si dimentica, salvo farle ritornare alla ribalta delle cronache quando notizie ‘scandalistiche' scovano tra 5 milioni di persone con disabilità quello 0,02% di ‘falsi invalidi' che tanto peso riesce ad avere nell'immaginario dell'opinione pubblica, additati come corresponsabili del disastro economico nazionale, mentre non vengono chiesti sacrifici a coloro che sono realmente benestanti.

All'appello lanciato dall'Anmil si è aggiunto anche l'UGL, l'unione generale del lavoro. Paolo Varesi e Giovanni Scacciavillani, rispettivamente segretario confederale e responsabile dell’Ufficio Politiche della Disabilità dell'associazione, hanno precisato in una nota:

E' amaro constatare come la politica sociale del Governo, in perfetta continuità con gli esecutivi precedenti, non solo non prospetti soluzioni per i problemi dei soggetti più deboli della nostra società, ma addirittura, come dimostra la formulazione del nuovo ISEE, ne aggravi ulteriormente la situazione, già al limite di sopportazione. In diverse occasioni la nostra Organizzazione ha sottolineato che i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari non costituiscono un reddito, bensì un risarcimento, ma a quanto pare si continua a considerare la disabilità come un costo da ridurre, se non addirittura da eliminare, in un momento in cui le persone con disabilità e le loro famiglie rischiano di essere relegate sempre più ai margini della nostra società, entrando nella già corposa fascia dei nuovi poveri. Bisogna fare di tutto per scongiurare tale eventualità, tanto più che è evidente come la politica governativa, impegnata con cieco furore nella caccia al falso invalido, ma non ai medici compiacenti che ne hanno attestato la falsa invalidità, abbia contribuito solo a riempire le pagine di cronaca, senza produrre risultati rilevanti per l’economia nazionale.

Per la foga di tagliare e far entrare più soldi nelle casse dello Stato, si rischia così di penalizzare delle categorie che non solo non dovrebbero essere penalizzate, ma dovrebbero essere supportate e tutelate. L'ultima parola non è ancora stata detta: i componenti delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato si esprimeranno sul provvedimento entro la fine del mese.

La manifestazione di protesta, invece, è in programma per mercoledì 31 luglio a partire dalle ore 16 in piazza Montecitorio.

Foto | Flickr

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