Fassina (PD) copia Berlusconi e giustifica l’”evasione di sopravvivenza”. Politici e partiti, tutti uguali?

In questi partiti ci si scambiano le parti e i ruoli, tutto è possibile: non si capisce chi gioca e chi bara, in una altalena di strumentalizzazioni e minacce trasversali.


Spesso uno come il viceministro Stefano Fassina (Pd) s’ingarbuglia nei suoi ragionamenti da sinistra radical.chic-salottiera e le sue virate non si sa a cosa mirano. Quella dell’”evasione di sopravvivenza” perché in Italia “c’è una pressione fiscale insostenibile” può essere ascritta fra le … banalità, o fra le furbate di stampo pre elettoralistiche o il solito zolfanello gettato nel dibattito interno pre congressuale o anche, perché no, una … mano tesa ai “nemici del Pdl, per quel gioco trasversale fra gli schieramenti a cui accennavamo sopra.

Ironizzano Brunetta: “Benvenuto nel Pdl” e la Lega: “Gli diamo la tessera onoraria” perché il sasso lanciato da Fassina è da sempre uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi e della destra a lui collegata. Sarà vero amore?

La sostanza è che Fassina dice una banalità. Tanti non riescono più a pagare Tersu, Imu, tasse e gabelle varie. Alcune piccole attività muoiono cercando di rispettare le enormi ed ingiustificate gabelle che tutti, stato , regione, comune, ASL , Vigilanza urbana etc etc impongono. Evadere le tasse è un reato ed è sbagliato e Colaninno e la Cgil ribattono a Fassina: “Fedeltà fiscale è civiltà”.

Ma mettere tasse esose da rapina cos ‘è? Può spingere alla disonestà e all’evasione “per sopravvivenza”. Appunto. Perché Fassina (e lo stesso premier Letta) non dice una parola sulle montagne (spesso inutili se non dannose) di spese pubbliche, a cominciare da quel finanziamento pubblico ai partiti che adesso con una mano si cancella e con l’altra si riprende? Con questi giri di valzer il cittadino-elettore si trova sempre più spaesato e s’attacca alla solita frase: “Sono tutti uguali”.

In pratica, quotidianamente, non si contrappongono più destra e sinistra, Pd e PdL, bensì due fronti trasversali che comprendono entrambi un pezzo di Pd e un pezzo di PdL, oltre a ciò che sta a destra e a sinistra degli uni e degli altri.

Da una parte c’è il fronte che si può chiamare “governativo”, o “Quirinalizio”, oppure della responsabilità, della stabilità, della moderazione o del buon senso. Dall’altra c’è il fronte che può essere definito delle elezioni anticipate, dell’intransigenza, oppure, in alcune sue componenti, dell’avventurismo e del cinismo.

Ora si torna a premere per cancellare il Porcellum perché in caso di elezioni il rischio di ingovernabilità totale è alto e comunque chi vince dei tre schieramenti (c’è anche Grillo) va a governare con il consenso di un italiano su cinque (tenendo conto delle astensioni).

Il governo Letta segna il passo in una estate rovente e inconcludente per le contraddizioni fra Pdl e Pd e le rogne interne ai due partiti di maggioranza. Ma chi vuole la caduta dell’esecutivo – da “opposti estremismi” - punta, per calcoli di parte e meschini, al tanto peggio tanto meglio.

Scrive il socialista Ugo Intini su L’Avanti: “Chi sostiene l’attuale maggioranza queste cose le deve cominciare a dire. E subito, se non vuole tirare a campare per essere alla fine travolto. Ha un vantaggio: gli opposti estremisti non possono sottolineare agli elettori ciò che li unisce. Il fronte della responsabilità può. E, appunto, deve. Sfrutti il suo vantaggio, si faccia coraggio. Perché solo così darà una speranza, una prospettiva razionale, un progetto, un punto di riferimento a quella stragrande maggioranza degli italiani stanca della guerra civile strisciante che ha distrutto il Paese”.

Vero. Ma, oltre a Giorgio Napolitano, chi sostiene davvero questa maggioranza e questo governo?

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