Finanziamento pubblico ai partiti: arrivano 56 milioni di euro. Mentre si depenalizza quello illecito

Entro il 31 luglio arriveranno altri 35 milioni. E intanto il Pdl vuole sostituire 4 anni di carcere con una multa per chi è condannato per il reato simbolo di Mani Pulite.

Si sa che Enrico Letta si è schierato coraggiosamente contro il finanziamento pubblico ai partiti, altresì noto come rimborso elettorale. Così coraggiosamente che la sua road map prevede che i soldi che dalle tasse vanno a finire direttamente nelle casse dei partiti saranno aboliti gradualmente, per arrivare a essere cancellati nel 2017. E la cosa è anche comprensibile, visto che bisogna dare tempo ai partiti di riorganizzarsi integralmente dopo decenni di vacche grasse.

Non stupisce, quindi, che nel frattempo Pd, Pdl e compagnia continuino a incamerare i loro enormi rimborsi, come dimostra il piano di ripartizione varato dall'ufficio di presidenza che ha dato il via libera a una tranche da 56,3 milioni di euro relativi alle ultime elezioni per la Camera, a quelle per il Parlamento Europeo e per le regionali. E così, arrivano 18 milioni di euro nelle casse del Partito Democratico e del Popolo della Libertà; 5,4 milioni andranno alla Lega Nord; 3,1 milioni all'Udc; 1,3 a Scelta Civica; poco più di un milione per Sel; Fratelli d'Italia 442mila euro. Il Movimento 5 Stelle ha rifiutato i 4 milioni che gli spettavano. I circa 8 milioni che restano fuori dal computo saranno divisi tra i partiti restati fuori da Montecitorio.

Questo per quanto riguarda la Camera, perché entro il 31 luglio arriveranno anche i 35 milioni di euro previsti dal Senato, per un totale di 91 milioni di euro. La cosa fa tanto più impressione se si considera che contemporaneamente si sta di fatto depenalizzando il finanziamento illecito ai partiti.

La cosa proviene dalle fila del Popolo della Libertà, che ha inserito un emendamento proprio nel disegno di legge del governo che cancella il finanziamento pubblico ai partiti. Emendamento che dice: "Le parole da 'reclusione a triplo' sono sostituite da 'sanzione amministrativa pari al triplo'". Detto così è un po' criptico, ma non è difficile immaginare di che si tratti in realtà: niente carcere per punire il finanziamento illecito (quello di Tangentopoli, per capirci), solo una multa.

I firmatari di questo emendamento - che punterebbe a far scampare il carcere ai vari Filippo Penati, Marco Milanese, Claudio Scajola e gli altri indagati per questo tipo di reato - sono tutti pezzi del Pdl (Bianconi, Romano, Calabria, Centemero, Ravetto). Una norma che non passerà, vista la contrarietà del Partito Democratico, ma che se si aggiunge alle polemiche infuocate sulle modifiche 'soft' al voto di scambio politico-mafioso - che sempre il Pdl sta di fatto cercando di far passare- si capisce che sono tempi bui per la giustizia.

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