Ostruzionismo parlamentare: breve storia dell'opposizione nella Repubblica Italiana

L'ostruzionismo parlamentare è uno strumento democratico messo in atto da una minoranza parlamentare per rallentare o impedire l'approvazione di una legge: dal missino Almirante al radicale Boato, quando il Parlamento era il tempio dell'ars oratoria

L'ostruzionismo parlamentare messo in atto con caparbia determinazione, bisogna dargliene atto, dai parlamentari pentastellati è uno strumento politico, democratico e tutelato dalla Costituzione, che mira a rallentare o addirittura impedire l'approvazione di una data legge: nella sostanza l'ostruzionismo si incarna in un deciso rallentamento della decisione finale dell'Aula e dell'attuazione delle leggi.

Come spesso accade, ivi compresa questa prima esperienza del M5s, l'ostruzionismo rappresenta l'unica arma parlamentare dell'opposizione per far sentire la propria voce, uno strumento che è sia tecnico che nonviolento (nonostante qualche baruffa vera e propria, registrata nei resoconti stenografici delle camere e diventata storia d'Italia); nato in Inghilterra agli inizi dell'800 per accelerare decisioni importanti sabotando gli interventi superflui, l'ostruzionismo parlamentare muta nella forma più "moderna", che conosciamo ancora oggi, già dalla seconda metà dell'Ottocento.

In Italia il primo atto di vero ostruzionismo si registra agli atti della Camera dei Deputati nell'anno 1948: il Pci di Togliatti, fermissimo, contestava ferocemente l'adesione italiana al Patto Atlantico (divenuto Nato) dando il via ad una battaglia che, per certi versi, perdura ancora oggi (senza alcuna cognizione storica e politica, ma questa è un'altra storia).

L'ostruzionismo ad oltranza che sta facendo in queste ore il Movimento 5 stelle è, contrariamente a quanto qualcuno afferma, una grande prova di resistenza politica (e fisica), nel pieno rispetto del regolamento parlamentare: messo in atto alle notizie che vogliono un fantomatico accordo segreto per "la riforma piduista dell'ordinamento dello Stato", l'atteggiamento ineccepibile in Aula (seppur irritante per la parte politica avversa, ma fa parte dei giochi) dei pentastellati vede il suo rovescio proprio nelle reazioni della maggioranza, che tra sfottò e querele annunciate non fa proprio una bellissima figura.

L'adesione al Patto Atlantico


La storia dei 60 anni repubblicani è costellata di momenti di ostruzionismo parlamentare degni di un romanzo d'avventura: a dare il via ad una vera e propria saga dell'ars oratoria repubblicana fu, nel 1949, l'onorevole Cerruti del Pci il quale parlò, contestando l'adesione al Patto Atlantico, per 8 ore e mezza di fila. Altri tempi, come raccontò Giulio Andreotti (già deputato all'epoca):

"Si andò avanti a oltranza, tre giorni e tre notti. Però l' ostruzionismo comunista, più che sulla logorrea, puntava sulle intemperanze, per far sospendere la seduta. Ai Comuni i deputati britannici solevano leggere la Bibbia. A Montecitorio volavano insulti, talora anche banchi."

Erano altri tempi: tempi in cui in Parlamento volavano letteralmente i seggiolini, in discussioni appassionate (e decisamente di alto spessore politico e culturale, o almeno più alto di quello che vediamo oggi) cui non si lesinavano schiaffoni, insulti, minacce poco velate. Le cronache parlamentari dell'epoca, basta farsi un giro sugli archivi del Corriere della Sera per leggere le mirabolanti avventure dei parlamentari dell'epoca scritte abilmente da Vittorio Orefice, consegnano ai posteri una storia dell'ostruzionismo appassionante.

Si parla dell'on. Tomba della Coldiretti "una specie di Carnera che picchiava i comunisti come Bud Spencer", ma anche dei metodi piuttosto duri dello stesso Pci, raccontati sempre per bocca di Andreotti:

"Razzolavano male; nel '51 scambiarono i corpi di difesa civile dai terremoti voluti da Scelba con squadroni governativi; però predicavano benissimo. In Parlamento dominava ancora l'oratoria forense, si evocavano "ponti fra cielo e terra" e "i garofani bianchi dei nostri vent' anni". Tra i comunisti invece c' erano grandi oratori, come Giancarlo Pajetta, Renzo Laconi, Vincenzo La Rocca, che interveniva ogni giorno attingendo alla tradizione del teatro napoletano."

La riforma elettorale del 1953


Nel 1953, la prima grande battaglia sulla riforma elettorale: addirittura il Presidente del Senato Giuseppe Paratore (che arrivò a dimettersi per la paura) dovette proteggersi dal lancio delle tavolette dagli scranni, con i parlamentari del Pci che inneggiavano ad una nuova piazzale Loreto per i democristiani. Momenti di tensione che fanno parte della nostra storia.

A quei tempi il regolamento non prevedeva limiti di tempo per gli interventi; erano tuttavia previste limitazioni "fisiche" che miravano a sfiancare il corpo per costringere alla conclusione i parlamentari: vietato appoggiarsi al banco o allo scranno, si parlava ad libitum rivolgendosi al Presidente di assemblea senza alcuna scaletta, alcun bignami, alcun appunto, il discorso doveva filare come un tutt'uno (e quindi non c'era nemmeno il tempo di bere o andare in bagno) in un tempo in cui l'aria condizionata non era stata inventata (e l'Aula diventava una fornace, racconta chi c'era).

Ostruzionismo parlamentare: momenti di gloria


Dopo il discorso sull'ordinamento regionale negli anni '70Giorgio Almirante, il padre del Movimento Sociale Italiano, si guadagnò il soprannome di "vescica di ferro": arringò l'Aula della Camera per dieci ore, parlando a braccio mostrando teatralità e, al contempo, una grande competenza: il Presidente di turno Pajetta gli chiese di spegnere le luci della Camera una volta concluso l'intervento. La storia del Movimento Sociale Italiano in Parlamento è, in parte, anche la storia dell'ostruzionismo: contro i decreti fiscali di Fanfani e Visentini, contro gli organi collegiali della scuola, contro il decreto dell'88 sulla responsabilità civile dei magistrati, contro la legge Martelli, contro l'obiezione di coscienza.

Persino la Democrazia Cristiana fece attività di ostruzionismo: sei mesi di discussione sul divorzio (Andreotti andò non oltre i 40 minuti).

Ma la storia vera dell'ostruzionismo parlamentare è Radicale: le truppe di Pannella hanno fatto la scuola dell'opposizione oratoria, democratica e nonviolenta in Parlamento, ottenendo risultati straordinari e, perchè no, qualche curioso record.

I parlamentari Radicali Roberto Cicciomessere e Massimo Teodori furono i primi a sfondare il muro delle 10 ore: Teodori si spinse oltre, arrivando a parlare per 16 ore e 15 minuti nel 1980, in un accorato intervento contro le leggi d'emergenza:

"Fu dura, perché la Iotti non era tollerante come Ingrao. Nel cuore della notte, quand'eravamo rimasti in tre, tentò più volte di interrompermi contestandomi le citazioni storiche. Ma io niente."

Questo portò lo stesso Teodori ad una "polemica" aperta, che durò qualche anno, con un altro radicale, Marco Boato, recordman italiano per quanto riguarda la durata degli interventi in Aula. Boato parlò, e convinse involontariamente gli addetti ai lavori che era il caso di cambiare il regolamento parlamentare, per 16 ore filate nel dibattito generale per 18 ore e 5 minuti in quello conclusivo:

"Era il 5 febbraio del 1981 e alla Camera si votava il rinnovo del fermo di Polizia. Feci un primo intervento durante il dibattito generale che durò circa sedici ore. Dopo un paio di giorni ripresi la parola e mi superai raggiungendo le 18 ore e 5 minuti. Cominciai alle 8 di sera e smisi alle 14 e 05 del giorno dopo."

Furono "colpa" proprio di Boato i cambi del regolamento voluti, una settimana dopo, dal Presidente della Camera Nilde Iotti: un "colpo di mano" lo definisce l'ex deputato radicale, che limitò gli interventi dei parlamentari a 45 minuti ciascuno.

Qualche anno dopo, sul finire degli '80, il Pci di Berlinguer mise in atto una curiosa battaglia ostruzionista per costringere alle dimissioni il governo Craxi: le disposizioni del partito di via delle Botteghe Oscure imponevano ai parlamentari rossi di applaudire a lungo (fino allo spellamento dei palmi) ogni intervento e di utilizzare, per i propri discorsi, tutto il tempo a disposizione. Leo Cannuti fu rimproverato (parlò "solo" 36 minuti) ma lo stesso Berlinguer (20 minuti) venne invece graziato.

Più recentemente l'ostruzionismo parlamentare è divenuto un'attività ben più noiosa e meno "nobile" di un tempo, fatto a colpi di emendamenti e richieste di verifica del numero legale invece che di notti di studio passate nella Biblioteca della Camera o del Senato, ma sempre garantendo campioni di questa disciplina politica: il senatore leghista Luigi Peruzzotti si faceva chiamare, per via delle "radici celtiche", Ostruzionix: tra il 1996 ed il 2001 è riuscito a presentare 4000 richieste di verifica del numero legale.

Il record mondiale degli ostruzionisti "di classe" è però stato registrato negli Stati Uniti: nel 1957 il senatore repubblicano Strom Thurmond parlò per 24 ore e 18 minuti.

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