Semplificazioni: il governo chiede la fiducia, ma c'è tensione con Pd e Pdl


La Camera si prepara a votare alla fiducia al decreto sulle Semplificazioni in un clima di tensione tra Governo e maggioranza. Il sì alla fiducia è scontato, ma il voto che inizierà oggi alle 12 si porterà dietro gli strascichi delle polemiche di ieri, a partire dalla rabbia del Pd per il ritiro delle 10mila stabilizzazioni dei precari della scuola, misura sostituita con una vaga "verifica triennale delle necessità di organico nella Pubblica istruzione". Un duro colpo per il Partito Democratico: "E' inaccettabile l'idea che l'organico per l'istruzione si decida in base al bilancio invece che in base alla popolazione scolastica", è stata la presa di posizione della responsabile scuola del partito, Francesca Puglisi.

Alla fine, grazie alla mediazione di Dario Franceschini, i malumori nel Pd, che aveva addirittura minacciato di non votare la fiducia, sono stati messi a tacere. Per la soddisfazione dell'ex ministro Gelmini, che nella sua riforma aveva puntato sulla riduzione del personale: "Credo si trattasse, prevalentemente, di una 'marchetta' del Pd al suo elettorato". Un compromesso però lo deve accettare anche la Gelmini e il Pdl, visto che salta il blocco alle assunzioni previsto dalla manovra di luglio: il loro numero potrà aumentare se dovesse crescere il numero degli studenti e le eventuali assunzioni saranno finanziate con le entrate del gioco.

Ma la Cgil non è per niente contenta di come si è sviluppata la vicenda e si prepara allo sciopero, affermando come "nulla sia cambiato. Il governo Monti è uguale al centro-destra che ha sostituito". Una rabbia comprensibile, viste le tante speranze che la norma sulle diecimila assunzioni aveva generato, e non soddisfa la motivazione con cui è stata giustificata questa scelta: il solito mantra del "i soldi non ci sono".

Tutti (s)contenti, quindi? Sembrerebbe di sì. E la tensione con il governo è salita fino quasi a raggiungere il punto di rottura quando il sottosegretario all'economia Paolillo ha minacciato di cancellare con un maxi-emendamento le modifiche sul fondo di riserva per gli imprevisti (calamità naturali) già approvate in commissione. Franceschini parla di "problema molto grave dal punto di vista istituzionale". Ma cos'è successo? Lo spiega Il Sole 24 Ore.

La modifica in questione, utilizzando il meccanismo del taglia-leggi, eliminerebbe il rifinanziamento automatico del fondo di riserva per gli imprevisti congegnato dal Governo Berlusconi un anno fa. La ratio l'ha spiegata il suo 'inventore', Massimo Vannucci (Pd): «Il fondo rimane intatto e nella disponibilità del Governo. L'abrogazione della norma si limita ad eliminare l'automatismo che prevede il reintegro dei fondi con l'aumento dell'accisa sulla benzina nel caso venisse utilizzato per scopi di calamità naturali». Alla fine su questo punto il testo delle commissioni è rimasto invariato, ma il Governo conta di intervenire nel passaggio al Senato.

Il Pd perde su scuola ma riesce almeno a portare a casa una piccolo vittoria, quindi. Ma se le misure su cui si è registrato lo scontro politico sono solo un paio, nel testo si trovano molte altre misure: pagamento delle multe via web, certificati in tempo reale (dal 1˚ gennaio 2014), cooperative di under 35 che potranno lanciare attività turistiche coi beni sequestrati alla mafia, cartella clinica elettronica, permessi per disabili da usare in tutta Italia.

Foto | © TM News

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