Mali: elezioni sotto stretto controllo della comunità internazionale

Preparativi in corso e grande dispiego di mezzi ed osservatori internazionali, per l'odierna tornata elettorale in Mali.

Dopo il passaggio di consegne ai caschi blu del Minusma e la recente conquista dell'ultima roccaforte dei ribelli, domani in Mali si svolgeranno le elezioni presidenziali, a circa sei mesi dall'inizio dell'operazione francese contro djiadisti collocati nel nord del paese. Sette milioni di elettori saranno infatti chiamati ad eleggere il nuovo leader, per un mandato di cinque anni, in un "cambio della guardia" fortemente voluto a livello internazionale, per rimpiazzare il presidente di transizione Dioucounda Traoré, in carica dal 2012 (anno nella quale i cittadini avrebbero dovuto esprimere la loro preferenza in una tornata rimandata a causa del colpo di Stato) che ha chiamato i suoi connazionali a recarsi numerosi alle urne, in un paese il cui tasso di partecipazione è generalmente piuttosto debole, portendosi "garante di elezioni regolari e credibili".

Elezioni sotto stretto controllo estero


A vegliare sul corretto svolgimento dell'esercizio ci saranno infatti ben 100 osservatori, guidati dall'ex-ministro belga degli Affari Esteri Louis Michel, e spalleggiati da altre due missioni, una parlamentare inviata dall'unione europea, una proveniente dall'Unione Africana e una del Cedeao (Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale), oltre a 3.300 soldati francesi e 6.000 Caschi Blu, incaricati di sorvegliare e supportare l'esercito nazionale maliano, in caso di eventuali attacchi che potrebbero provenire dalla banda del Sahel, nella quale piccoli gruppi di ribelli errano ancora.

Difficoltà logistiche e timori intorno a Kidal


Ma sugli scrutini aleggiano anche importanti difficoltà logistiche, che unite alle condizioni meteo stanno rendendo davvero difficile il ritiro dei certificati elettorali, eppure i maliani sembrano voler credere al vento democratico che sembra soffiare al di là di tutto, nonostante il punto interrogativo di Kidal che, come ricordano opportunamente dal Nouvel Observateur, potrebbe esplodere da un momento all'altro.

Ventisette candidati e due favoriti, per una sola poltrona non comodissima


A questo primo turno, che molto probabilmente sarà seguito da un secondo testa a testa l'11 agosto, sono ben 27 gli sfidanti tra i quali due favoriti, entrambi sulla sessantina passata: Ibrahim Boubacar Keïta, ex-primo ministro e presidente del parlamento, e Soumaïla Cisséet l'ex-ministro delle finanze e dirigente dell'Unione economica e monetaria ovest africana (UEMOA), seguiti da Modibo Sidibé, altro ex-Premier appena più giovane.
Senza dimenticare che in una nazione che conta migliaia di rifugiati all'estero, adagiata su un territorio che ospita alcuni tra i più importanti corridoi della droga, una rete di infrastrutture vetuste e insufficienti, e un'unità concettuale da ricostruire, le sfide del nuovo eletto si preannunciano di taglia, come sottolinea Libération.

Foto by FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

Via | ouest-france.fr/ofdernmin_-Mali.-Election-presidentielle

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