Caso Lamolinara: il punto sullo scontro tra Italia e Gran Bretagna


Sale la tensione tra Italia e Gran Bretagna dopo l'uccisione di Franco Lamolinara e Christopher McManus in seguito al blitz fallito dalle teste di cuoio inglesi per cercare di liberare i due ostaggi, nelle mani della costola africana di Al Qaeda. Facciamo il punto della situazione.

Ore 9 dell'8 marzo: Si riunisce a Londra il “Comitato COBRA” (Cabinet Office Briefing Rooms) che si occupa della sicurezza nazionale e di cui fa parte anche il premier David Cameron, che autorizza il tentativo di liberare gli ostaggi tenuti nella città di Sokoto, Nigeria. La decisione viene presa perché i due si trovano “in imminente e crescente pericolo”.

Ore 11 dell'8 marzo. Parte il blitz, guidato da alcuni commando delle forze speciali della marina britannica insieme a membri dell'esercito nigeriano. I britannici si trovavano in Nigeria da due settimane, ma fino a quel momento non era stato scoperto il luogo in cui gli ostaggi erano detenuti.

Ore 18.30 dell'8 marzo. Il primo ministro inglese informa il premier italiano Mario Monti dell'uccisione dei due ostaggi. Secondo la versione ufficiali i due sarebbero stati freddati da un colpo di pistola alla testa. Ma secondo altre versioni i due sarebbero morti a causa del fuoco incrociato tra le teste di cuoio e i terroristi.

Ore 20 circa dell'8 marzo. Dopo aver telefonato a Monti, Cameron si presenta ai giornalisti e spiega: "Oggi ho autorizzato il raid. Ma è con grande rammarico che devo annunciare che sia Chris che Franco hanno perso la vita. La finestra di opportunità stava chiudendosi, Chris McManus e Franco Lamolinara rischiavano ogni giorno di più di esser uccisi dai loro sequestratori". In effetti secondo la ricostruzione dell'Indipendent riportata da Il Post "alcune telefonate dei rapitori intercettate dai britannici avrebbero indicato che gli ostaggi stavano per essere venduti o ceduti ad un’altra organizzazione, forzando così i tempi per l’attacco".

Ore 20 circa dell’8 marzo. Una nota di Palazzo Chigi informa che l’operazione “è stata avviata autonomamente dalle autorità nigeriane con il sostegno britannico, informandone le autorità italiane solo a operazione avviata”. Mario Monti convoca per le nove del mattino di venerdì il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.

Ore 21 dell'8 marzo. Mario Monti chiama il presidente della Nigeria Goodluck Jonathan per chiedere "immediate spiegazioni" e un'accurata ricostruzione della vicenda.

Ore 9 del 9 marzo. Prende il via la riunione del Cisr, presieduta dal premier e a cui partecipa, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. A Palazzo Chigi, dove è previsto l'inizio del Consiglio dei ministri, sono presenti anche i responsabili di Interno, Difesa, Esteri e Giustizia.

Ore 9.30 del 9 marzo. Fonti diplomatiche dall'Inghilterra fanno sapere che l'Italia "era stata allertata sulla possibilità di un blitz in Nigeria per liberare i due ostaggi e non si era opposta".

Ore 12 del 9 marzo. Intervistato da Sky News il ministro della difesa inglese Philip Hammond dice: "Anche noi vogliamo analizzare esattamente quello che è successo per imparare la lezione per simili situazioni in futuro. Ovviamente - ha aggiunto il ministro - comunicheremo tutto quello che possiamo agli italiani così che possano avere una piena comprensione della dinamica degli eventi". Secondo il corrispondente del Corriere Fabio Cavalera: "Monti sarebbe stato avvisato a operazione conclusa, anche se in precedenza le autorità italiane (forse il governo Berlusconi) avrebbero concordato con Cameron l'eventualità di un blitz delle forze speciali inglesi". Il che spiegherebbe la posizione di Downing Street e le mancate scuse all'Italia da parte di Cameron.

Ore 12.30 del 9 marzo. All'uscita dal Quirinale i cronisti chiedono un commento al Capo dello Stato Napolitano: "È inspiegabile il comportamento del governo inglese che non ha informato e consultato l’Italia rispetto a una azione di forza che poteva fare, è necessario un chiarimento sul piano politico-diplomatico.

Una fonte dell'intelligence inglese, sentita dal Fatto Quotidiano, dà la sua versione dell'accaduto.

«Dal punto di vista operativo e politico – prosegue la nostra fonte – non accade mai che si metta in pericolo la vita di un ostaggio di un paese terzo senza l’esplicito consenso del governo nazionale di quell’ostaggio. Ovviamente, però, può capitare che, a causa delle condizioni sul terreno e a giudizio di chi ha il comando dell’operazione, non ci sia il tempo per chiedere un’autorizzazione “spot”, ovvero per quell’azione in quel momento. In alcune circostanze, il tempo è un lusso. Non è una mancanza di rispetto verso l’Italia, quindi, ma solo una questione tattica. Può certo essere che gli italiani non siano stati coinvolti sul piano operativo e che l’Aise abbia deciso di “affidarsi” ai britannici, come del resto, in altre situazioni, per esempio in Iraq, sono stati i servizi britannici ad affidarsi alle reti di intelligence italiane. E’ una prassi abbastanza normale tra paesi alleati».

Intanto si scopre che il blitz è scattato dopo che i servizi di sicurezza nigeriani avevano arrestato un capo locale e altri 4 membri di Boko Haram. Lo dice una fonte d'intelligence al quotidiano nigeriano The Nation, secondo cui, a indicare la prigione degli ostaggi sono stati gli arrestati, che hanno messo in allarme sulla possibilità che fossero uccisi se non si fosse intervenuti presto. I terroristi hanno infatti sospettato dell'imminenza di un'azione non vedendo tornare gli arrestati. Durante il blitz due terroristi sarebbero stati uccisi, mentre un numero imprecisato sarebbe stato arrestato.

Le domande che restano sono due: gli ostaggi sono stati uccisi dai terroristi o per le conseguenze del blitz? E l'Italia aveva davvero dato un suo assenso preventivo all'operazione o è stata tenuto all'oscuro di tutto, e informata quando ormai era troppo tardi?

Foto | © TM News

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