Campagna per l'Amnistia sociale. Una proposta di movimenti e cittadini per resistere alla crisi democratica


Osservatorio Repressione sta organizzando da tempo un censimento sulle denunce penali rivolte ad attivisti e militanti che sono impegnati nelle lotte di rivendicazione sociale. In seguito ad un dibattito, che ha coinvolto realtà della sinistra mobilitate sul territorio, l'associazione ha scelto di lanciare una campagna sull'amnistia sociale e per l'abrogazione del Codice Rocco.

Il primo passo per costruire la campagna sarà la creazione di un database, consultabile on line, che raccolga tutte le segnalazioni di denunce penali connesse alle lotte sociali; per ora sono state censite 17mila denunce. Si può aderire tramite il sito dell'associazione e le adesioni (in numero sempre crescente) sono consultabili anche su Facebook .

Le ragioni su cui si fonda la campagna sono essenzialmente due.
La prima è legata ad un rovesciamento di quella pericolosa logica giuridica che tende a derubricare il conflitto sociale a questione di ordine pubblico.
In effetti, tale atteggiamento, per chiunque si applichi a leggere il contesto socio-economico italiano, appare come capzioso. Nel nostro Paese, "dal basso", si vanno moltiplicando, anche se in modo frammentario, forme di resistenza a politiche che garantiscono privilegi di élites parassitarie. Questo fatto, per i promotori, ha poco a che vedere con il codice penale. Piuttosto è il prodromo di una profonda crisi della rappresentanza e di un clamoroso ritardo, da parte del ceto politico, nel dare risposte alle urgenze sociali. Proprio per questo, cittadini e attivisti che lottano contro inceneritori e basi militari sul proprio territorio, contro le cementificazioni, contro opere che minacciano la sopravvivenza di intere comunità e che mettono a rischio l'ecosistema, non possono essere additati come criminali.

Disoccupati, studenti, terremotati, sindacalisti, militanti, pastori, pescatori, operai, quando manifestano il loro profondo disagio, finiscono per rimanere spesso imbrigliati in un dispositivo sicuritario, che parte dalla schedatura fino ad arrivare alla militarizzazione di intere aree territoriali (come nel caso della Val di Susa). I magistrati, inoltre, facendo leva sulla pericolosità sociale, si avvalgono di volta in volta di misure eccezionali che ledono i diritti fondamentali (dal Daspo al domicilio coatto).

A lanciare l'allarme sono stati anche alcuni giuristi, che hanno segnalato uno slittamento, sul piano del diritto penale, da un sistema basato sui diritti della persona ad un sistema basato sulla ragion di Stato. Tale logica è da sempre antidemocratica, ma è divenuta sempre più logora nel nostro presente. Ad esserne garantiti nei propri interessi, oggi, non sono tanto gli Stati-nazione, ma piuttosto organismi sovranazionali: blocchi di potere finanziario, la Troika, banche d'affari, agenzie di rating. Inoltre, non è un caso che ad un progressivo svuotamento di senso dei tradizionali istituti democratici sia corrisposto un incremento delle denunce e delle condanne connesse alla lotte sociali. Ricordiamo che dal 2001 ci sono state 11 sentenze definitive per i reati di devastazione e saccheggio, a cui vanno aggiunte 7 persone condannate in primo grado a 6 anni di reclusione per i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 a Roma, mentre per la stessa manifestazione altre 18 sono ora imputate ed è in corso il processo.

Per i promotori, infine, la gestione repressiva si estende non solo alle lotte sociali, ma anche a tutti i comportamenti considerati devianti. Basti ricordare le condizioni delle carceri, dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), degli Opg (ospedali di reclusione psichiatrica). Non solo in questi luoghi si vive in condizioni igienico-sanitarie non degne di un paese democratico, ma si ravvisano in continuazione casi di vessazioni corporali e psicologiche che rimangono impunite (ricordiamo che l'Italia non ha introdotto il reato di tortura).

La seconda ragione, avallata dai sostenitori della campagna, è l'importante ruolo socio-politico che l'amnistia dovrebbe giocare.
Questa, al di là del paternalismo che spesso emerge ogni qual volta nel nostro Paese se ne parla, potrebbe aprire la possibilità di un adeguamento delle istituzioni alle istanze sociali emergenti e un conseguente momento di aggiornamento del diritto, che non può essere pensato come corpo cristallizzato di norme. Dinanzi ad una crisi democratica, così profonda, l'amnistia sociale dovrebbe fare da vettore per un percorso verso un'amnistia generale e contribuire ad una discussione che rimetta al centro una riflessione sui processi decisionali in Italia.

Tra gli enti firmatari dell'appello ci sono: Coordinamento regionale dei comitati NoMous, Movimento No Tav, Confederazione Cobas, Comitato Piazza Carlo Giuliani-Genova, Rete 28 Aprile Fiom-opposizione Cgil, Blocchi precari Metropolitani, Unione Sindacale di Base (USB)
Mentre tra le personalità che hanno aderito all'appello ricordiamo: Alessandro Dal Lago, Wu Ming, 99 Posse, Erri De Luca, Haidi Gaggio Giuliani, Valerio Mastandrea

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO