La Grecia? Ha fatto default. Lo dicono anche Moody's e l'ISDA

Lo swap in Grecia si è concluso con un'adesione superiore all'85% da parte dei creditori privati al dimezzamento de facto dell'entità del loro credito nei confronti dello stato ellenico.

Ma il dato finale è da interpretare. Evangelos Venizelos ha spiegato che le adesioni volontarie dei creditori privati hanno raggiunto l'85,8% (ovvero, 152 miliardi di euro su 177), ma per quel che riguarda le obbligazioni emesse sotto legislazione greca. Quelle sottoposte a legislazione internazionale, invece, hanno consegnato 20 miliardi su 29 (il 69% del totale).

Di fatto, la cifra non basta e il governo di Lucas Papademos è stato costretto ad intervenire. E, sulle obbligazioni emesse sotto la propria legislazione, ha attivato le Cac (ovvero le Clausole di adesione collettive, che costringeranno anche i creditori che non hanno aderito volontariamente ad accettare le nuove condizioni imposte dal governo greco).

L'operazione farà scattare altri titoli di credito, quelli di coloro che hanno scommesso sul fallimento della Grecia comprando i Cds, ovvero, i Credit default swap, titoli ad alto rischio, acquistando i quali, l'investitore, di fatto, dava il paese per spacciato e ci metteva su dei soldi, sperando di averne qualcosa in cambio: sono una specie di "contratto di assicurazione".

Poi resta il nodo delle obbligazioni sotto legislazione internazionale: il Ministero delle Finanze fa sapere che i termini per lo swap sono allargati fino al 23 marzo 2012; che, non essendosi raggiunta la cifra dei 2/3, non scatteranno le Cac. E che Atene non ritiene di dover «pagare chi rimane fuori dallo swap».

Ma allora facciamo due considerazioni, anche se il Governo greco parla di successo dell'operazione; si obbligano gli investitori privati a un'adesione coatta; scatta l'assicurazione sul default, non ci sono soldi per pagare i creditori che non aderiscono allo swap: non è che Atene ha fatto default?

In effetti, l'osservazione non è affatto peregrina: la ristrutturazione del debito, da 206 miliardi a 107, è, dimensionalmente, 5 volte il default argentino: è la prima volta che accade ad un paese occidentale negli ultimi 50 anni, come ricorda il Sole 24 Ore. E, secondo Moody's e l'International Swaps and Derivatives Association, è un default, una dichiarazione di fallimento.

L'agenzia di rating Moody's è molto chiara, in merito:

«Moody's considera che la Grecia abbia fatto default secondo le proprie definizioni».

Lo scambio viene definito "disperato".

Anche l'ISDA è della stessa opinione. Secondo l'Istituto, costringere forzatamente i propri creditori a aderire a una riduzione del valore dei titoli detenuti equivale, senza dubbio, a un default (o credit event, se preferite).

Del resto, non ci volevano né un'agenzia di rating né un'associazione internazionale per capire che se si devono 100 euro a qualcuno e si decide, unilateralmente, di dargliene 50 si è ammesso di non essere solventi. E' sufficiente non farsi imbambolare dalla retorica dei governi tecnici, perfetti strumenti di un'alta finanza che, su questo tipo di operazioni, specula e continua a speculare. Comprandosi persino i Cds e scommettendo sul fallimento della Grecia.

Che, di fatto, si è verificato, anche se i giornali dicono di no.

L'operazione, peraltro, ha reso la Grecia nuovamente "schiava" dei suoi creditori, perché senza prospettive di ripresa, questo potrebbe essere solo l'inizio.

Foto | © TM News

  • shares
  • Mail
9 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO