Darfur, riprendono gli scontri: 94 morti in due giorni

Dopo dieci anni di conflitto, la situazione è ancora esplosiva


Sono dieci anni che il nome del Darfur è tristemente noto alle cronache internazionali per la guerra tribale che ha provocato migliaia di morti e milioni di sfollati. Per anni il conflitto è proseguito nell'indifferenza della comunità internazionale, troppo impegnata a occuparsi delle guerre "importanti" nel Medio Oriente, finché la situazione è diventata troppo insostenibile e ha richiesto, come impegno minimo, l'invio dei caschi blu dell'Onu. Ora, a dieci anni da quel 2003 che segnò l'inizio degli scontri, i media internazionali continuano a trascurare questa regione del Sudan, ma ciò non vuol dire che la situazione sia tranquilla.

La regione è ancora una polveriera, e negli ultimi giorni sono ripresi gli scontri con un'escalation di violenza che fa presagire il peggio. Nelle ultime 48 ore, gli scontri tra due tribù rivali ha causato almeno 94 morti, secondo quanto riportano le agenzie, che fanno affidamento sulle dichiarazioni di un capo tribale.

Ahmed Khiri, capo dei cobattenti della tribù di Misseriya, ha affermato che i combattimenti sono scoppiati dopo un tentato attacco da parte della tribù Salamat. "Abbiamo perso otto dei nostri uomini e ucciso 86 dei loro", ha precisato.

Ma già all'inizio della settimana c'erano state delle violenze, che avevano coinvolto i caschi blu dell'Onu. Sette di loro sono stati uccisi e altri 17 colpiti da armi da fuoco in un attacco a Khor Abeche, lunedì, e da quasi due settimane la capitale del Darfur, Nyala, è sotto assedio con negozi dati alle fiamme, scontri a fuoco e bombardamenti a opera dei "janjaweed", i "diavoli a cavallo" responsabili delle violenze etniche dal 2003.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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