Berlusconi, Cassazione day. Fine corsa?

C’è un’attesa quasi morbosa per il Berlusconi day del 30 luglio, o meglio, per il verdetto della Cassazione che può far saltare il quadro politico e che spaccherà l’Italia in due.

Sfruttando le alchimie dei regolamenti da labirinto tutto può ancora accadere, anche un rinvio della sentenza, benzina sul fuoco per far divampare nuove polemiche. Qui interessa il dato politico, non quello strettamente giudiziario, più volte trattato da Polisblog.

L’Italia non ama più la politica ma su Berlusconi si ritrova spaccata in due, pro o contro (come nel dopoguerra divisa fra comunisti e anticomunisti), perché il Cav rappresenta per una parte il bene e per l’altra il male.

Gli italiani invocano la partecipazione politica, poi se ne lavano le mani, accettano anche il “porcellum” che li solleva anche dal diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, sono sempre in cerca di salvatori della patria da trasformare poi in capri espiatori.

Se i giudici di Cassazione dovessero decidere una formula vantaggiosa per Berlusconi, vuol dire che la giustizia è inesistente o che gioca la carta di una ragion di stato usata altre volte in 70 anni di vita repubblicana? Altre domande. Quanti sono oggi gli italiani pronti a stappare la bottiglia “liberatoria” tenuta da 20 anni da parte per chiudere la partita con il “Ghe pensi mi”, una partita – in questo caso – vinta non sul piano politico ed elettorale ma grazie all’”aiutino” giudiziario? E quanti sono gli italiani pronti a scendere in piazza contro un verdetto “punitivo” nei confronti del Cav, icona della libertà e della democrazia, ultimo baluardo contro i comunisti e i giudici “rossi”?

La realtà è sconsolante: le sorti della nostra democrazia sono nelle mani di un pugno di magistrati che fra poche ore dovranno dichiarare di fatto se i loro “colleghi” milanesi condannando il Cav hanno rispettato la legge oppure se si sono accaniti contro l’ex premier ritenuto e giudicato quale evasore fiscale, corruttore di giudici e di minorenni, induttore alla prostituzione e quant'altro.

Il dato politico è che dopo 20 anni ci si ritrova al punto di partenza, con Silvio Berlusconi a capo di una maggioranza silenziosa (forse maggioranza nel Paese anche elettoralmente), incapace di darsi un partito vero, democratico, liberale, europeo, una destra “moderna” rappresentativa di una borghesia capace di rispettare le leggi e le regole su tutti i fronti.

Invece, proprio in previsione del colpo finale dei tribunali, Berlusconi cambia le insegne logore del Pdl fallito per richiamare i suoi aficionados sotto le bandiere della nuova Forza Italia. L’ultima sfida?

Chi trema è il PD, stretto nella tenaglia del governo delle larghe intese, dominato dall’agenda e dagli umori di Berlusconi. E’ stato il Pd di Bersani&C a perdere elezioni già vinte, a ringiovanire e resuscitare il Cav, a rimanere tutt’ora incartato nel labirinto delle sue correnti interne. Il raglio è il canto dell’asino: sarà Berlusconi a farlo o il Pd?

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