Ore 12- Voto 6-7 maggio, chi rischia: Monti o i partiti?

altroI prossimi 100 giorni del governo Monti saranno più difficili di quelli passati. Non solo per la montagna di problemi ancora da affrontare, con la fase due della ripresa che stenta a decollare, ma perché fra poco più di 50 giorni si vota.

L’apertura delle urne in 1000 comuni e in 28 capoluoghi di provincia non lascerà le cose come sono oggi. Per Monti, e soprattutto per Alfano, Bersani e Casini, sarebbe una fortuna che i partiti mantenessero sostanzialmente gli attuali livelli di peso elettorale. Sarà così?

Chi, fra i tre maggiori partiti che formano l’attuale maggioranza, ha interesse a politicizzare il voto delle amministrative del 6-7 maggio? Allo stato delle cose, al Pdl (che perderà molti voti e amministrazioni locali anche per la rottura con la Lega), al Pd (che non trarrà benefici sostanziali dall’arretramento del partito di Berlusconi), all’Udc (che non sa come regolarsi all’interno con Fli e Api e non sa dove puntare il timone), conviene tenere un profilo basso e non politicizzare questo turno elettorale.

Non sarà facile né per Alfano-Berlusconi, né per Bersani, né per Casini. Bossi da una parte, Di Pietro, Vendola e i vari movimenti legati alla proliferazione delle liste civiche dall’altra già soffiano sul fuoco per sparigliare le carte e far saltare il gioco.

A Monti (e al Paese) serve la tenuta del quadro politico. L’alternativa oggi non c’è, se non il caos. Di fronte alle difficoltà dei partiti, nel gorgo di una interminabile crisi, Monti ha l’occasione (e il dovere) di forzare la mano e procedere sulla via delle riforme.

Al governo “tecnico” si chiede oggi più coraggio. Ai partiti la scelta fra l’essere responsabili e avere un futuro o essere irresponsabili ed essere cancellati.

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