Attivisti No Tav accusati di terrorismo: avrebbero finalità eversive

Gli avvisi di garanzia si riferiscono all'attacco sferrato dai No Tav ai poliziotti il 10 luglio scorso.

Alcuni esponenti del movimento No Tav a Torino e in Valle di Susa hanno subìto una perquisizione da parte della Digos e gli sarebbero stati sequestrati pc e telefoni cellulari. Anche "La credenza", locale del movimento No Tav che si trova a Bussoleno, è stato perquisito.

Gli attivisti hanno ricevuto degli avvisi di garanzia da parte dei pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo in cui c'è un richiamo all'articolo 280 del codice penale. Sarebbero indagati per attentato per finalità terroristiche o eversive per l'episodio del 10 luglio scorso, quando hanno lanciato pietre e bombe carta contro i poliziotti. La pena che potrebbero subire va dai sei ai 20 anni di prigione.

Quella sera del 10 luglio i No Tav hanno attaccato i poliziotti indossando maschere e passamontagna per non farsi riconoscere. In pratica, gli agenti si trovavano al cantiere della Torino-Lione di Chiomonte, dove erano in corso i lavori propedeutici della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Poco prima della mezzanotte gli attivisti sono arrivati lanciando razzi e grossi petardi, in tutto erano una ventina. Le forze dell'ordine hanno risposto con i lacrimogeni e dopo che i manifestanti si erano dispersi hanno trovato dei grossi petardi inesplosi, 14 in tutto, e un mortaio artigianale.

Questa è la prima volta che agli attivisti No Tav vengono mosse accuse di terrorismo. Prontamente i diretti interessati hanno risposto con una nota diramata per convocare una conferenza stampa nel pomeriggio e in cui dicono:

"Accuse a dir poco folli che vogliono piegare una lotta popolare, partecipata e pacifica su piani mediatici e militari in cui il terrore e il terrorismo vengono usati per fare paura all'opinione pubblica e portare peso e senso in un'opera e in un cantiere che senso e peso politico ne perde ogni giorno di più"

Sandro Plano presidente Pd della comunità montana Valsusa e Valsangone sul caso ha detto:

"Non si può minimizzare il problema ma nemmeno massimizzarlo e dunque le proteste violente, che io condanno, devono essere inquadrate per quel che sono: si può parlare di estremismo o antagonismo di assalto con strategie militari ma non di eversione e terrorismo"

Plano ha anche chiesto un incontro urgente con il premier Letta per capire come uscire da questa situazione e come usare il denaro

"se buttare a mare miliardi oppure investirli in qualcosa di più utile alla società"

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