Trent'anni fa l'assassinio di Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia

Il 29 luglio 1983 la mafia uccideva il magistrato siciliano


Erano da poco passate le 8 del 29 luglio 1983, in un'afosissima mattina palermitana, quando via Pipitone Federico, strada residenziale del capoluogo siciliano, viene letteralmente squassata dall'esplosione di quasi cento chili di tritolo stipati dentro una vecchia Fiat 127 verde, parcheggiata di fronte all'abitazione del giudice Rocco Chinnici. È lui, magistrato 58enne, giudice istruttore presso il Tribunale di Palermo e capo del Pool Antimafia l'obiettivo dell'attentato: assieme a lui muoiono il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, ma anche il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi.

Rocco Chinnici era nato a Misilmeri, in provincia di Palermo, il 19 gennaio 1925, ed era entrato in magistratura nel 1952. Pretore di Partanna, poi giudice istruttore a Palermo e infine magistrato in Cassazione, Chinnici viene nominato nel 1979 Consigliere Istruttore presso il Tribunale palermitano, e qui ha l'idea di riunire un gruppo di giudici giovani e agguerriti da impegnare unicamente nella lotta a Cosa Nostra: nasce così il Pool Antimafia, anche se solo dopo la morte del suo fondatore sarà ufficializzato. Chinnici chiama accanto a sé Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, allora giudici istruttori della sezione penale e pupilli di Chinnici. A loro si aggiungeranno Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e i commissari di polizia Ninni Cassarà e Beppe Montana, entrambi uccisi da Cosa Nostra nel 1985.

Con le sue intuizioni e il suo impegno, Chinnici rese l'Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo un luogo di eccellenza nella lotta alla mafia, portando a importanti risultati con la cattura di boss mafiosi e la scoperta di legami tra malviventi e politica che poi avrebbe portato, nel 1986, alla celebrazione del Maxiprocesso di Palermo, istruito dal Pool. Dopo la morte di Chinnici, che pure era stato osteggiato in vita nell'istituzionalizzazione della squadra di lavoro, il Pool divenne un'entità riconosciuta sotto la guida di Antonino Caponnetto, anziano magistrato fiorentino che chiese espressamente di poter continuare l'opera di Chinnici.

Per l'attentato di via Pipitone Federico, è stato arrestato e condannato Antonino Madonia, figlio del boss Francesco. Madonia è stato arrestato nel 1987 e poi di nuovo nel 1989, ed è stato condannato non solo per l'uccisione di Chinnici ma anche per quella di Ninni Cassarà. Condannato all'ergastolo, nel 2008 gli è stato revocato il regime 41-bis. Oggi Palermo ricorderà Chinnici con la presenza del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, mentre il presidente Napolitano ha inviato un messaggio ai figli del magistrato:

Consapevole dell'altissimo rischio personale connesso al rigoroso impegno nella lotta alla criminalita' organizzata, seppe trasmettere le sue intuizioni ai collaboratori, che ne raccolsero il testimone. Il metodo investigativo indicato da Rocco Chinnici si è poi rivelato efficace strumento di contrasto alla criminalità organizzata e ha consentito di raccogliere successi insperati nella lotta alle associazioni mafiose.

Foto: fondazione Chinnici

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