Nuovo vertice con Monti, perché Alfano ha fatto retromarcia?


Questa volta Angelino Alfano ci sarà. Il segretario del Pdl che aveva mandato governo e maggioranza in fibrillazione dopo il gran rifiuto di partecipare all'ultimo vertice indetto da Monti ("Perché si sarebbe parlato di Rai e giustizia"), questa volta ha già fatto sapere tramite il solito profilo Twitter che non salterà il nuovo vertice chiamato dal premier per giovedì: "Il lavoro al primo posto! Parleremo anche di accesso al credito. Ok all'agenda Monti, ci sarò. Ma di Rai e Giustizia (per ultime) parli chi vuole".

Angelino Alfano si arrende e - anche se il Pdl ha nuovamente sottolineato come il governo tecnico sia stato chiamato per risolvere le emergenze economiche - non mancherà all'appuntamento, nonostante Monti abbia chiarito fin da subito che "si parlerà di tutto". Come mai questo cambio di direzione? Un po' perché ormai il messaggio è stato lanciato, ma soprattutto perché Alfano si è trovato preso in mezzo tra Bersani e Casini. E se con il segretario Pd la polemica ci può stare, con Casini (a cui il Pdl si vorrebbe tanto riavvicinare) è meglio non entrare troppo in conflitto. Soprattutto se il leader dell'Udc dà segni di perdere la pazienza, come mostra nell'intervista al Corriere della Sera.

«È in atto un tentativo di indebolire il governo. È un errore molto grave, perché l' esecutivo ha dimostrato di aver adempiuto all' impegno più importante che gli avevamo commissionato, il risanamento dell' economia. Lo dimostra non solo il calo dello spread, ma soprattutto il sorpasso stabile sulla Spagna: la credibilità è il valore aggiunto che Monti dà al Paese. Ho sempre espresso solo stima per Alfano, ma aver mandato all' aria il vertice con una scusa palese mi fa pensare ad una nevrosi da campagna elettorale che non mi scandalizza ma che non porterà da nessuna parte»


Parole che si sono aggiunte a quelle di Bersani ("Accendere fuochi nel momento in cui deve invece andare avanti l’azione del governo è da irresponsabili") e che hanno fatto, in parte, cedere Alfano. Quindi si riparte, ed eclissata l'ipotesi aleatoria di far ripartire incontri bilaterali, che avrebbero rappresentato un vero e proprio passo indietro, il pallino della partita ritorna in mano a Monti, che continuerà il suo gioco di equilibrismo che punta a scontentare a tutti, per non farsi abbandonare da nessuno, come spiega Il Messaggero.

L’obiettivo resta quello di frenare «le curve» che spingono affinché continui la dura contrapposizione degli anni scorsi. Monti sa che può contribuire a tale disegno continuando a scontentare tutti in egual modo e misura. E’ quindi probabile che finirà più o meno così con la riforma del mercato del lavoro invisa ad una parte del Pd, e lo stesso risultato si avrà sulla Rai quando il governo procederà alle nomine di sua competenza smentendo la linea di Gasparri del «non toccare nulla».

Di Rai quindi si parlerà, e anche se Alfano ha già puntato i piedi dicendo che l'argomento a lui non interessa, dovrà per forza di cose spendersi per difendere gli interessi del Pdl. Ma quanto è ampia la delega del segretario sul tema? Si capirà nelle prossime ore, quando Silvio Berlusconi farà il suo ritorno a Roma.

Foto | © TM News

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