Sentenza Mediaset: il Pd teme la condanna di Berlusconi

Se la Cassazione confermerà la sentenza decisa in appello, il Partito Democratico sarà di fronte a un bivio. Ed entrambe le opzione hanno pessime conseguenze.

Il Partito Democratico in questi mesi ha dimostrato di essere particolarmente bravo in due cose: farsi cogliere impreparato e dividersi su tutto. E così non c'è da stupirsi se la sentenza del Processo Mediaset - nonostante sia attesa da tempo - prenderà alla sprovvista il Pd.

Certo, anche il Pdl è in subbuglio, tra chi predica la calma nella speranza che il Governo Letta possa sopravvivere e chi invece invoca dimissioni di massa. Ma è più comprensibile, visto che la sentenza riguarda il leader del loro partito. Molto meno comprensibile il panico che agita il Pd: che a tratti sembra quasi sperare che Silvio Berlusconi se la cavi e arrivi un rinvio in appello se non un'assoluzione, in modo che tutto possa continuare come si è abituati e il governo Letta durare ancora un po'.

Ma com'è possibile? Il fatto è che, comunque vada, il Pd non è pronto ad affrontare la situazione. O meglio, non è pronto ad affrontare l'eventuale condanna. Se il Popolo delle Libertà deciderà di mantenere i nervi saldi e dimostrare di poter sopravvivere alla morte politica del proprio leader, il Partito Democratico che farà? Da una parte non è pensabile che continui a governare in coalizione con un partito che ha visto il proprio leader condannato per reati fiscali, dall'altra parte non può nemmeno rendersi responsabile della caduta di un governo che ha come premier un esponente proprio del Pd.

E se invece il Pdl facesse saltare il tavolo? Tanto peggio: il Pd si troverebbe lanciato istantaneamente in campagna elettorale. Ma senza aver nemmeno affrontato il congresso, senza aver deciso chi sarà il segretario dopo la reggenza di Epifani e - soprattutto - senza avere la più pallida idea di chi potrà essere il candidato premier. E di tempo per organizzare le primarie per la segreteria prima e per la premiership dopo non ce n'è. A quel punto tanto varrebbe consegnare il partito chiavi in mano a Matteo Renzi e sperare che la cosa funzioni.

Ma c'è di più: se Berlusconi venisse condannato, l'interdizione dai pubblici uffici scatterà solo dopo che il Senato avrà votato a favore. Ora, lo scenario è davvero improponibile, ma considerando a cosa ci ha abituato il Partito Democratico vale almeno la pena di descriverlo. Il voto per l'interdizione è a scrutinio segreto, e votando per respingere la richiesta di interdizione si salverebbe la vita politica del Cavaliere, e con lui il governo Letta. In più potendo comunque contare su una leadership avversaria azzoppata dalla condanna (cosa che non cambierebbe una virgola in termini elettorali, ma si sa che il Pd fa sempre conto su questo genere di cose). Il problema, però, è che gli elettori del Pd non potrebbero sopportare uno smacco del genere.

Si tratta di fantapolitica, e mai nella storia della Repubblica è stata respinta la richiesta di interdizione. Ma vale la pena comunque di parlare di questa possibilità, almeno per esorcizzarla.

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