Ore 12 - Riforma mercato del lavoro, basta "rimpalli". Fornero, basta "battute"

altroLa palla calda, anzi incandescente, della riforma del mercato del lavoro rimbalza fra l’ottimismo (eccessivo) del ministro Fornero e le frenate (tattiche) dei sindacati, Cgil in testa.

Come sempre, in Italia, per affrontare i problemi si parte dalla coda, non dalla testa. Il che vuol dire, solitamente, far pagare ancora di più a chi già paga. E’ successo e succede per il fisco, per le pensioni, per il welfare. Sarà così anche su questo nodo complesso perché invece di riformare il fisco e di porre le basi per un nuovo modello di sviluppo si sceglie la scorciatoia, cioè, di fatto, di togliere ancora qualcosa (di importante) ai lavoratori.

Si fa un gran parlare di Germania (esempio da copiare) e di articolo 18 (da abolire). Di un intervento strutturale sulla flessibilità in uscita, cioè della deregolamentazione della disciplina dei licenziamenti individuali, nessuno in Germania ne parla. L’industria tedesca tira perché, oltre a disporre di ben altre basi strutturali, opera concretamente sulla flessibilità interna alle aziende, cioè su orari di lavoro elastici e su una manodopera altamente qualificata.

Nel Belpaese la crisi morde di più per i noti limiti strutturali del nostro tessuto industriale: numero esagerato di piccole imprese, capitalismo familiare, scarse innovazioni di processo e di prodotto, scadente concorrenza nei servizi, lacci e laccioli burocratici, giustizia civile medioevale, sistema formativo fuori tempo.
Non c’è dubbio che bisogna intervenire, senza tabù, anche sulla flessibilità “malata”.

Scrive Michele Magno sul Riformista: “In questo senso, il contenimento delle forme contrattuali atipiche ( connesso al loro costo più elevato) e la valorizzazione dell’apprendistato per l’impiego dei giovani, si presentano come i risultati forse più promettenti della trattativa di queste settimane.
Manca ancora, però, il secondo tassello del mosaico: ammortizzatori sociali degni di un paese civile. L’impressione è che su questo fronte il governo sia affetto da una sindrome di mera razionalizzazione dell’esistente, che rischia di gettare il bambino insieme all’acqua sporca. Mentre, tanto più in un quadro recessivo, occorrono strumenti di sostegno al reddito non solo più universali, ma meno “avari” nel loro importo e nella loro durata”.

Già. Tocca al ministro Fornero abbandonare le battute ricattatorie e tirar fuori le risorse (degli italiani, non sue personali) necessarie. Questa e sola questa è la strada per modificare l’articolo 18. Altrimenti fa bene la Cgil a protestare e a minacciare la mobilitazione permanente.

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