Governo Monti: è finita la luna di miele?

Governo Monti critiche

Ieri, tra voti contrari alla Camera e critiche neanche troppo velate da parte del Garante per la Privacy e della Corte dei Conti, è stata una giornata nera per il governo Monti. E non certo l'unica dopo le accuse per la gestione della vicenda dei marò, dopo le bizze nella maggioranza e gli stop-and-go della riforma del lavoro. Sembrano lontani i tempi in cui tutto ciò che faceva il "governo dei professori" era inattaccabile e sacrosanto: la luna di miele è finita, o più semplicemente i "vecchi" politici sono in crisi d'astinenza da potere?

Il governo è riuscito a far approvare alla Camera il decreto semplificazioni, ma è andato sotto per tre volte su emendamenti di Lega e Pdl su cui aveva dato parere negativo e che invece sono passati a larga maggioranza. Si tratta di emendamenti secondari, ma è comunque una spia del malumore che serpeggia nella coalizione che sostiene il premier, alla vigilia dell'incontro di Monti con Alfano, Bersani e Casini. L'incontro il cui rinvio della settimana scorsa, dettato dal forfait di Alfano, aveva conclamato le difficoltà del governo.

Ma i colpi maggiori alla credibilità del governo sono arrivati da enti non-politici. Il presidente della Corte dei Conti Giampaolino ha messo sotto accusa l'ultima manovra economica targata Monti, che porta la pressione fiscale al 45% del Pil, "un livello che ha pochi confronti nel mondo" e che grava soprattutto sui contribuenti onesti. Monti ha preferito aumentare le tasse piuttosto che diminuirle tagliando la spesa pubblica e abbattendo il debito tramite dismissioni, questo il succo del discorso di Giampaolino.

E sempre sul discorso tasse arriva la mazzata del Garante per la Privacy Pizzetti, secondo cui i controlli fiscali avviati dal governo sono "strappi forti allo Stato di diritto", in quanto ci sarebbe una massiccia richiesta di accesso ai dati personali dei cittadini da parte delle autorità di controllo senza effettive prove a supporto delle indagini. Un duro colpo alla credibilità del governo, che ha fatto della lotta all'evasione un cavallo di battaglia anche mediatico.

Monti, da guida per uscire dalla crisi, rischia di rimanere intrappolato in mezzo a due fuochi: il Pd che abbaia ma non morde sulla riforma del lavoro, e il Pdl che improvvisamente ha accelerato proprio su questo tema in modo da lasciare indietro giustizia e Rai, mentre dalle retrovie del centro-destra partono bordate contro il governo per il modo in cui sta gestendo la vicenda dei marò e la tragedia in Nigeria. Una chiave di lettura l'ha data Enrico Letta, che ha messo in relazione le bizze della maggioranza con il miglioramento della situazione economica: "appena lo spread scende un po’, si ricomincia coi giochini irresponsabili".

Foto | © TM News

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