Berlusconi, fiato sospeso per la sentenza. La calma prima della tempesta?

Inutile fingere o dire di no: l’Italia (e non solo) attende turbata e col fiato sospeso la sentenza (forse) odierna della Cassazione sul Cav.

Silvio Berlusconi è stato il protagonista della politica italiana di questi ultimi vent’anni, il berlusconismo una “ideologia” che ha marcato l'Italia, cambiato il modo stesso di intendere e fare politica, nel linguaggio, nella comunicazione, nell’identità dei partiti, nel rapporto fra politica e cittadini.

Si ha un bel dire che non c’è rapporto fra processo in tribunale e politica ma una eventuale (più che probabile) condanna del Cavaliere, oltre ad un colpo mortale alla singola persona, sarebbe il suggello finale del fallimento politico del “Ghe pensi mi” e del berlusconismo, alla cui fonte milioni di italiani si sono abbeverati come acqua miracolosa, ritenuta invece veleno da altri milioni di italiani.

Ora, sbaglia chi dice che se il leader del Pdl sarà condannato non cambierà nulla e, all’opposto, chi auspica o teme il … colpo di stato. L’Italia di oggi, più che da colpi di stato, è un Paese da colpi di sonno o … di sole.

Di fronte a una pesante condanna, un “day after” segnerà per primi il Pdl e la destra, poi, a cascata, il PD alleato-nemico della maggioranza, quindi il Parlamento, il governo. Non ci saranno né l’agitar di forconi in piazza né assalti alla … Bastiglia. Semplicemente – nel polverone del bombardamento mediatico - ci sarà (per metà degli italiani rancorosi ) un’icona da idolatrare con il Cav incorniciato nell’albo degli eroi e (per l’altra metà degli italiani festanti) il responsabile del fallimento degli ultimi vent’anni eliminato per via giudiziaria, con festeggiamenti tipo vittoria della Nazionale ai mondiali di calcio.

Ma l’Italia entrerà, al pari dei velieri del settecento, nel mare piatto come lastra di cemento, senza un filo di vento, a rigirare senza nocchiero e senza timone, inchiodata nello stesso punto, col rischio di venire inghiottita nel vortice di un mulinello anticipatore di tempesta.

Il premier Letta ostenta sicurezza: “Sono assolutamente tranquillo, non penso che ci saranno terremoti, l’Italia è più stabile di quanto ci si aspetti”. In effetti quell’ “assolutamente” è quel troppo che stroppia, a dimostrazione che si dice l’opposto di quello che si pensa. Sullo stesso tono il presidente della Camera Laura Boldrini: “Qualunque sia la decisione della Cassazione, non dovrà avere ripercussioni sulle attività parlamentari”, con quel “dovrà” che mette l’immediato futuro nelle mani della provvidenza. Tant’è che replicano infuriati Fabrizio Cicchitto e Daniela Santanché, perché qui non è in gioco “un singolo caso giudiziario”.

Anche il Pd spezzatino, diviso tra le responsabilità di governo e la difficoltà a restare nella maggioranza se Berlusconi sarà condannato, avverte: se il Pdl avrà reazioni eversive, l’alleanza cadrà. E tace Matteo Renzi, nel suo dorato isolamento (stampa) di Palazzo Vecchio. Come tace e osserva il Quirinale. La calma che precede la tempesta?

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